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11 novembre 2024

Sulla Luna con Stanley Kubrick: Miti, leggende e verità sul mostro sacro del cinema. Da oggi disponibile

È arrivato! Sulla Luna con Stanley Kubrick: Miti, leggende e verità sul mostro sacro del cinema è disponibile da oggi in tutte le librerie e i negozi online. Grazie a tutti voi per l’entusiasmo, in particolare a quelli che l’hanno già acquistato su StreetLib in anteprima (siete fantastici 🙏🏻). 

Stanley Kubrick è il regista più leggendario, misterioso e discusso della storia del cinema. La sua immagine pubblica è unica: un perfezionista maniaco del controllo, un genio ossessivo, un tiranno per attori e tecnici, un misantropo paranoico che non usciva mai di casa e concedeva rarissime interviste. Personaggio davvero mitologico, Kubrick è diventato anche protagonista di alcune delle più bislacche teorie del complotto, tra cui quella del falso allunaggio che lo vorrebbe autore delle immagini dello sbarco sulla Luna. In tutto questo, che fine ha fatto il vero Stanley Kubrick?

Grazie a un meticoloso lavoro di ricerca presso l’archivio personale del regista e dozzine di interviste ai suoi più stretti collaboratori, Sulla Luna con Stanley Kubrick è il primo libro a presentare la verità dietro le leggende kubrickiane e a investigare la venerazione collettiva per il suo monumento immortale. 

Dopo Stanley Kubrick e Me, la biografia di Emilio D’Alessandro che ci ha fatto conoscere l’uomo dietro al regista, Filippo Ulivieri torna con una nuova, altrettanto rivoluzionaria indagine che guarda oltre il mito di Kubrick e presenta un ritratto accurato, inedito e sorprendente dell’artista.

Non potrete più guardare Stanley Kubrick con gli stessi occhi. 

*** 
Grazie e buona lettura,

Filippo

16 gennaio 2023

L'Arancia dello Scandalo: Burgess contro Kubrick

Quando uscì Arancia Meccanica, Anthony Burgess si disse "deliziato" dal film di Kubrick: "è il miglior adattamento di un romanzo che abbia mai visto." Qualche mese dopo lo scrittore stupì tutti proclamando invece che il film era "un capovolgimento delle mie intenzioni." 

Per i successivi venti anni, Burgess non smise mai di lamentarsi del successo di Arancia Meccanica, esasperando perfino Kubrick tanto da fargli dire che avrebbe voluto che "Burgess la piantasse di fare lo stronzo." 

A prima vista sembrerebbe il classico screzio tra regista e scrittore: il primo che si prende troppe libertà nell'adattare un'opera letteraria per il cinema, il secondo che se ne lamenta e si sente depredato della propria creatività. Ma non è affatto così.

Avete di fronte voi un viaggio dentro la tortuosa psiche di Burgess, un autore che col tempo finì per detestare la sua più famosa creazione letteraria. Oppure – di nuovo – non è così. Autore incontenibile, contraddittorio, inevitabilmente polemico, Anthony Burgess sfugge a ogni chiara analisi. Godetevi questa furibonda cavalcata tra le sfuriate burgessiane nel quarto episodio di Cracking the Kube.



La lezione deriva da un intervento che avevo preparato per la conferenza A Clockwork Symposium tenuta al London College of Communication nel Novembre 2018. 

Il materiale, largamente ampliato grazie a una visita alla International Anthony Burgess Foundation a Manchester, è alla base di un mio saggio, pubblicato questo mese in apertura del libro Anthony Burgess, Stanley Kubrick and A Clockwork Orange, a cura di Matthew Melia, professore della Kingston University, e Georgina Orgill, capo archivista del Kubrick Archive. 

Per chi fosse appassionato degli screzi tra registi e romanzieri, segnalo il saggio gemello King vs. Kubrick: The Origins of Evil dove ripercorro il quarantennale odio di Stephen King per il film che Kubrick ha tratto da Shining e ne spiego le origini, attingendo dal passato di alcolismo e violenza repressa di King. Buona visione e buona lettura. 

29 maggio 2020

I panini al formaggio di Jack Nicholson

Visto che la "notizia" è arrivata pure su Repubblica, peraltro a firma di un critico rispettabile e in una pagina che ricorda di abbonarsi per sostenere il giornalismo di qualità, non riesco a trattenermi e scrivo una sorta di puntata numero due delle mie lamentazioni contro i luoghi comuni kubrickiani (la prima era qui).

La storia di Kubrick che per tutta la lavorazione di Shining costringe Jack Nicholson a mangiare solo panini al formaggio, cibo che odia, per mantenerlo nello stato d’animo agitato necessario al ruolo, è – indovinate un po’ – una sonora cazzata.

Dico, ma davvero vi sembra una cosa plausibile? Con quasi un anno di riprese, sai il tasso di colesterolo del povero Jack! E Kubrick chi dovrebbe essere per mettere in pratica una roba del genere, un aguzzino?

Il tutto si presta a essere una storia edificante su come nascono le bufale. C'era una volta un utente che, presumo per divertimento o fare il burlone, scrisse una storiella buffa nella pagina Trivia di IMDb. Più assurda la storiella, più venne votata dagli utenti, più acquistò visibilità, più finì in quella galassia di siti spazzatura che hanno disperato bisogno di contenuto acchiappa-click e pubblicano pagine con "i 10 segreti di questo" o "le 10 cose che non sai ma devi assolutamente sapere di quest'altro". Le meraviglie dello user generated content.

Mi sono messo a cercare se almeno fosse vero che a Nicholson faccia schifo il formaggio; nulla di nulla, l'unica prova è sempre e solo quella pagina di IMDb (magari è scritto in una delle tante biografie di Nicholson che non sono ancora indicizzate su Google Books, io ne ho letta solo una, abbiate pazienza, ho anche una vita da vivere).

Certo, scrivere baggianate su Kubrick-il-matto è un gioco fin troppo facile, e si sa (ma davvero si sa?) che su internet l’informazione è quella che è, ma quando anche il primo quotidiano italiano cede alla moda delle "10 cose da sapere su..." (di cui 5 sono banalità e 5 cavolate), traduce robaccia da internet, non verifica le fonti né la veridicità di ciò che pubblica, dove siamo?

E spendo due parole anche sui titolisti, che spesso hanno più colpa dei giornalisti. C'era ieri su La Stampa un articolo di due pagine sul nuovo documentario Kubrick by Kubrick di Gregory Monro, in occasione della prima italiana al Biografilm Fest di Bologna. Il documentario si basa sui nastri registrati dal critico francese Michel Ciment durante le sue interviste con Kubrick, per Arancia Meccanica, Barry Lyndon e Shining: le registrazioni con la voce di Kubrick sono sempre piuttosto rare, per cui il documentario funziona proprio sul lasciare la parola a Kubrick che parla del suo lavoro da regista e dei temi esplorati dai suoi film. Come viene presentata questa notizia?


Il documentario non rivela il lato privato di Kubrick (quello è S is for Stanley, cough cough), Kubrick non vi fa mai menzione di voler difendere la sua privacy (ho già visto il film, posso confermare, vi ho anche lavorato come ricercatore e consulente) e Michel Ciment non è il biografo di Kubrick. Di più: il testo dell'articolo non menziona Salinger né la privacy, ma si concentra solo sugli attori, le riflessioni di Kubrick sulla guerra e la violenza, le riprese fatte con cura – d'altra parte è di questo che parla il film. "L'altro" Kubrick?

Ok, si sta parlando di cinema, spettacolo, costume (anche se non sono sinonimi, ricordarselo sempre) e non di cronaca, politica, economia, ma siete sicuri che la tendenza non esista nelle altre pagine? Io più leggo le "notizie" su Kubrick e più dubito fortemente che quella cosa che si chiamava giornalismo esista ancora.

10 ottobre 2019

Rassegna stampa per "2001 tra Kubrick e Clarke"

Il libro 2001 tra Kubrick e Clarke: Genesi, realizzazione e paternità di un capolavoro è uscito da tre settimane e negli ultimi giorni sono stati pubblicati alcuni articoli e interviste interessanti che ho il piacere di segnalarvi.

Il giorno dell'uscita, 16 settembre, sono stato ospite della trasmissione di attualità culturale Diderot della Radio Televisione Svizzera per parlare in diretta con Massimo Zenari sulla paternità condivisa del film, l'arzigogolato sviluppo della sceneggiatura e alcune scoperte sorprendenti che io e Simone Odino abbiamo compiuto consultando le carte degli archivi Kubrick e Clarke. Potete ascoltare il podcast qui sotto, che è anche disponibile sul sito di Diderot.



Le riviste online CameraLook e VeroCinema ci hanno dato modo di raccontare la realizzazione del libro con una sorta di dietro le quinte della ricerca kubrickiana. L'intervista di Giacomo Aricò è disponibile su CameraLook, mentre quella di Simone Tarditi è su VeroCinema.

Simone Tarditi ha anche scritto una lusinghiera recensione che afferma che 2001 tra Kubrick e Clarke è "frutto di un'autentica passione per la materia ... narrato con una precisione assoluta" e con "modalità proprie dell'epopea," tanto che "diventerà uno dei testi di riferimento per ogni futuro studio su Kubrick." Su VeroCinema la recensione completa.

Riccardo Bellini di Birdmen ha scritto che il libro è "Lontano anni luce tanto dalla pedanteria di un approccio accademico quanto dai toni di un'agiografia settaria ... Per chi pensa di conoscere la storia di 2001, come per chi non la conosce affatto; per i neofiti del cinema kubrickiano, come per gli spettatori e gli studiosi più preparati, 2001 tra Kubrick e Clarke è una lettura che arricchisce e appassiona [e] stupisce nel saper coniugare leggerezza e densità." La recensione integrale è sul sito della rivista.

L'ultima recensione in ordine di arrivo è a firma di Daniela Catelli per Coming Soon, che definisce 2001 tra Kubrick e Clarke "un saggio prezioso ... scorrevole e appassionante come un bel romanzo ... Poche altre volte un libro italiano sul cinema ha saputo essere così illuminante sull'opera di un autore unico come Stanley Kubrick, alla cui comprensione questo piccolo e fittissimo volume aggiunge un contributo determinante." Sul portale trovate l'articolo intero.

2001 tra Kubrick e Clarke è stato menzionato anche sui media cartacei: era il consiglio Cinelibri del numero di Film Tv della settimana scorsa ed è stato segnalato da Michele Ceparano della Gazzetta di Parma, da Riccardo Bruni de La Nazione e da Sara Landi de Il Tirreno, quest'ultima anche con un'intervista.





Chiudo questo scampolo di rassegna stampa con una telefonata di Tatti Sanguineti che mi ha fatto molto piacere ricevere. Tatti ha definito il libro "un'impresa titanica" e ha detto di essere "rimasto sopraffatto dalla straordinaria bellezza di questo libro." Tra gli aggettivi che ha usato ricordo "avvincente, illuminante, divertente." Ma il complimento più grande è stato quando ha detto: "L'ho iniziato il pomeriggio e l'ho messo giù solo quando era finito, che ormai era notte fonda."

Auguro a tutti voi una lettura ugualmente appassionante. Grazie per l'attenzione!

29 settembre 2019

Vent'anni di ArchivioKubrick

C'è voluta la mia amica Sara Landi, giornalista del Tirreno, per farmi realizzare che quest'anno, anzi questo mese, cadono i venti anni di vita di ArchivioKubrick, nato nel settembre del 1999 (anche se la forma portale con nome di dominio è del maggio 2001). Sara mi stava intervistando in connessione con l'uscita di 2001 tra Kubrick e Clarke: Genesi, realizzazione e paternità di un capolavoro, il mio nuovo libro scritto con Simone Odino di 2001italia.it. Troppo preso dalla promozione, non avevo minimamente realizzato l'anniversario. E invece, quale miglior evento di un libro appena uscito per festeggiare il ventennale di AK?

Il secondo decennio del sito è stato indubbiamente più emozionante del primo.


L'uscita nel 2012 di Stanley Kubrick e me: Trent'anni accanto a lui, il libro di memorie di Emilio D'Alessandro, è stata ovviamente l'evento principe. Il libro è diventato non solo un best seller nella pubblicistica italiana su Stanley Kubrick, ma anche un long seller (categoria che mi è molto più gradita), tuttora in catalogo e con una media di vendite annuali di tutto rispetto. Tradotto in inglese nel 2016 e recensito in modo lusinghiero dal New York Times, Stanley Kubrick e Me è poi approdato anche in Cina e Russia, due paesi dove il mercato su Kubrick è praticamente vergine.


Il libro è anche diventato un film diretto da Alex Infascelli, S is for Stanley, che ha vinto nel 2016 il David di Donatello come Miglior Documentario di Lungometraggio.

Negli anni successivi all'uscita di Stanley Kubrick e me ho allargato il campo delle mie indagini su Kubrick e ho pubblicato una serie di articoli. Nel 2015 ho risolto "il giallo Kubrick" attribuendo la paternità al misterioso copione in possesso della Biblioteca Luigi Chiarini del Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma. Sulla qualità (invero scarsina) della sceneggiatura Il Tenente Tedesco di Kubrick avevo scritto un primo articolo per SegnoCinema nel marzo 2014, in occasione del quindicinale della scomparsa di Kubrick.

Sempre del 2015 è il mio articolo "La Guerra Inedita di Stanley Kubrick," pubblicato su Il Giornale, in cui raccontavo l'interesse di Kubrick per la Guerra Civile Americana e i suoi plurimi tentativi di farne un film.

Queste pubblicazioni hanno rappresentato l'avvio del mio studio sui progetti incompiuti o irrealizzati da Kubrick, che ho presentato per la prima volta in una conferenza del 2016 all'Università di Leicester, in Inghilterra. Gli atti della conferenza sono stati pubblicati su di un numero speciale della rivista Cinergie nel 2017, su cui potete trovare il mio saggio "Waiting for a Miracle," che per la prima volta annovera i 55 progetti su cui Kubrick ha lavorato durante la sua carriera – il primo e più completo studio sull'argomento realizzato anche grazie a lunghe interviste telefoniche con l'ex socio James B. Harris, una conversazione a casa di Jan Harlan e una bella chiacchierata con Anthony Frewin a bordo della sua Mercedes che sfrecciava per la campagna inglese.


Un approfondimento sul progetto I Due Volti della Vendetta, film poi diretto da Marlon Brando, è uscito nel 2017 come contenuto speciale dell'edizione restaurata del film, edita dalla Arrow Films, il corrispettivo inglese della Criterion. Sono sempre contento quando ci ripenso.

Nello stesso anno sono tornato a scrivere sulla storia di Emilio D'Alessandro, con un pezzo per la rivista gattofila inglese Puss Puss magazine incentrato sul rapporto di Kubrick con gli animali e con un'analisi dei vari libri di memorie dei collaboratori di Kubrick, messi al confronto con la mia esperienza di scrittore dell'ennesimo memoir kubrickiano: "Writing and Rewriting Kubrick," uscito sulla rivista accademica Screening the Past.

Nel 2017 ho partecipato alla mia seconda conferenza internazionale, all'Università di Bordeaux-Montaigne in Francia, dove ho presentato uno studio sulla mitologia kubrickiana, "From Boy Genius to Barking Loon," disponibile nel numero speciale della rivista Essais, che poi ho espanso per un lavoro su commissione del Deutsches Filmmuseum di Francoforte, intitolato "Dr Mabuse No.2," che potete trovare in video nel canale del museo.


Nel 2018, dopo aver scritto in esclusiva per l'Italia un articolo sul ritrovamento del copione perduto di Burning Secret, adattamento della novella di Stefan Zweig rinvenuto tra le carte del compsitore Gerald Fried, mi sono preso una (relativa) vacanza da Kubrick e ho partecipato al "Clockwork Symposium" a Londra, dove ho presentato uno studio sull'ambivalente relazione tra Anthony Burgess e il suo controverso romanzo: "Dangerous Arts" era il titolo del mio intervento, che ricostruiva anche il destino del romanzo e del film, travolti dalle polemiche sull'incitamento alla violenza in Inghilterra. Una versione ridotta di questo studio è uscita sulle pagine del Giornale con il titolo "Nonostante tutto diciamo Alex libero."


Il 2018 è stato anche l'anno del cinquantenario di 2001: Odissea nello Spazio. Per l'occasione ho scritto il più completo calendario di produzione del film, pubblicato per la prima volta nel libro a cura di James Fenwick Understanding Kubrick's 2001. Representation and Interpretation e ripubblicato in italiano nelle pagine di SegnoCinema con il titolo "1964-1968: L'Odissea di Kubrick." Insieme a Simone Odino, ho pubblicato un articolo per Il Giornale sulla relazione tra Kubrick e Clarke, basato sulla corrispondenza tra i due artisti custodita al Kubrick Archive e allo Smithsonian Institution: "Kubrick e Clarke, storia inedita del film tra genio e ripicche."

Questi due studi, in versioni largamente estese, abbinati a un capitolo di Simone sul periodo post-Stranamore in cui Kubrick si trovò di fronte al problema di trovare un film che gli permettesse di battere l'atomica, costituiscono l'ossatura del nuovo libro 2001 tra Kubrick e Clarke, che chiude direi più che degnamente il ventesimo anniversario di ArchivioKubrick.


Guardiamo al futuro. La scorsa estate sono stato uno dei relatori al workshop "Stanley Kubrick: Life and Legacy" tenutosi a Leida, in Olanda, che raccoglieva il gotha degli studiosi kubrickiani mondiali ed è stata un'occasione formidabile per scambiarsi i risultati dei propri studi e individuare le direzioni di ricerca per i prossimi anni. Io sono stato chiamato per fare il punto della situazione sui progetti incompiuti e, a partire dalle discussioni che hanno seguito il mio intervento, ho appena concluso un capitolo per un imminente Kubrick Companion per Bloomsbury, scritto a quattro mani con Peter Krämer – il mio kubrickista preferito, cosa che mi riempie di orgoglio.

In tanti mi chiedete cosa bolle in pentola. Non sono mai a mio agio a svelare i progetti a cui sto lavorando, ma una rapida lista delle persone che ho intervistato negli ultimi anni potrebbe fornirvi qualche indizio: Mike Kaplan, inventore della campagna "The Ultimate Trip" di 2001 e artefice del marketing rivoluzionario di Arancia Meccanica, Gerald Fried, compositore dei primi film di Kubrick con cui ho discusso a lungo la giovinezza a New York del nostro, Diane Johnson, che mi ha illuminato sulla scrittura di Shining e lo scettiscismo di Kubrick per la psicanalisi, e infine Ian Watson, che mi ha affidato lo studio delle sue bozze di A.I. Artificial Intelligence – 233.820 parole, roba da far impallidire un Dostoevskij qualunque. Qui sotto tutto il materiale – stampe, bloc notes, fax, libri – impilato e fotografato alla fine della settimana di lavoro a casa di Ian, monumento alla resistenza del ricercatore.


Un sentito grazie per il vostro continuo interesse e ci risentiamo tra dieci anni con un nuovo punto della situazione. Nel frattempo, continuate a seguirmi su queste pagine e sui miei profili Facebook (personale e AK), Twitter e Instagram.

17 luglio 2018

1964-1968: l'odissea di Stanley Kubrick

Nel numero estivo di SegnoCinema appena uscito potete trovare il mio speciale per il cinquantenario di 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick: il più dettagliato calendario di produzione mai compilato per raccontare l'incredibile storia di come Kubrick sia riuscito a portare sullo schermo la sua epica sui misteri del cosmo.

Intrecciando le informazioni contenute in libri e periodici inglesi e statunitensi con documenti di produzione dell’Archivio Kubrick di Londra ho ottenuto un diario quasi giornaliero degli anni 1964-1968 che rivela quanto complicata sia stata la realizzazione del film e soprattutto quale sia stato il vero ruolo di Stanley Kubrick nell’immaginare, preparare, sviluppare, dirigere e presentare al pubblico il più grande film di fantascienza di tutti i tempi.

Buona lettura.

16 luglio 2018

Kubrick: il perfezionista ossessivo, l'eremita misantropo, il genio folle

E' appena uscito il numero speciale della rivista accademica Essais dell'Università di Bordeaux-Montaigne, interamente dedicato al cinema di Stanley Kubrick. Il volume raccoglie gli interventi presentati alla conferenza "Stanley Kubrick: Nouveaux Horizons" tenutasi a Bordeaux il 16 e 17 maggio dell'anno scorso. Tra questi, il mio saggio "From 'boy genius' to 'barking loon': an analisys of Stanley Kubrick's mythology."

Se si chiedesse alla casalinga di Voghera chi sia stato Stanley Kubrick, la risposta molto probabilmente sarebbe un misto di espressioni quali un genio del cinema, un perfezionista infaticabile, un regista despota per attori e tecnici, un autore criptico, un uomo progressivamente scollegato dal mondo reale, arroccato nella sua casa nella campagna inglese, raramente disponibile a concedere interviste, praticamente un recluso, quando non un misantropo.

Nonostante Kubrick stesso abbia ripetutamente criticato questa sua immagine così particolare, e nonostante gran parte dei suoi collaboratori abbiano parlato di lui in toni diametralmente opposti, la personalità mitologica di Kubrick ha colpito l'immaginario collettivo ed è rimasta indelebile nella mente del pubblico tanto che è ancora oggi largamente creduta.

Eppure, non c'è stato finora nessuno studio sistematico di questa immagine. La mitologia kubrickiana è semplicemente stata data per scontata, come qualcosa che ha seguito Kubrick suo malgrado, e che ha avuto origine chissà dove, chissà quando e chissà perché.

Il mio saggio indaga per la prima volta la mitologia attorno alla figura di Stanley Kubrick, con l'obiettivo di capirne la nascita e lo sviluppo nel corso degli anni, per capire come mai Kubrick sia passato dall'essere un "enfant prodige" negli anni '50 al "pazzo scatenato" degli anni '90.

Potete scaricare il numero speciale di Essais a questo indirizzo. Naturalmente tutti gli altri saggi sono assolutamente di rilievo e meritano ugualmente la vostra attenzione. Buona lettura a tutti.


PS: nel saggio scrivo che Kubrick ha in realtà concesso almeno 350 interviste. Ora, con solo 13 film realizzati ditemi se 350 interviste sono poche o tante. Non voglio più sentir dire che "Kubrick non rilasciava mai interviste" o frasi tipo "in una rara intervista," intesi?

19 dicembre 2017

I progetti incompiuti di Kubrick

Sul numero speciale della rivista accademica Cinergie è appena stato pubblicato il mio saggio sui progetti incompiuti di Stanley Kubrick.

Una lista dei film non realizzati da Kubrick include facilmente Napoleon, il film sull'Olocausto Aryan Papers, e A.I. Artificial Intelligence, successivamente realizzato da Steven Spielberg. Alcuni altri film vengono menzionati piuttosto comunemente: I Due Volti della Vendetta, poi diretto da Marlon Brando, The German Lieutenant, sulle cui vicende avevo scritto un saggio qualche anno fa, e Segreto Ardente, adattamento del romanzo di Stefan Zweig. Tre ulteriori sceneggiature hanno ottenuto di recente una certa visibilità, dopo l'annuncio della loro possibile realizzazione in futuro: Lunatic at Large, The Down Slope, e God Fearing Man, notizie che chi segue queste pagine conosce piuttosto bene. Tuttavia, questi titoli costituiscono solo la punta dell'iceberg di tutti i progetti che Kubrick ha tentato invano di portare sullo schermo.

Grazie a interviste che ho condotto con James B. Harris, il socio produttore di Kubrick negli anni '50 e '60, Jan Harlan, il suo produtore esecutivo dal 1970 e Tony Frewin, il suo assistente dal 1979, e consultando diversi archivi storici incluso lo Stanley Kubrick Archive a Londra, sono riuscito a compilare la più estesa lista di film incompiuti da Stanley Kubrick, che ammonta a cinquantacinque distinti progetti.

Uno studio del cinema di Kubrick che comprenda anche i suoi tentativi abortiti ci permette di comprender meglio i suoi gusti letterario-cinematografici, il suo metodo di lavoro nelle fasi di ricerca per un nuovo progetto e quali siano gli ingredienti necessari alla realizzazione di un film secondo il metodo Stanley Kubrick.

Il mio saggio "Waiting for a miracle: a survey of Stanley Kubrick’s unrealized projects" è disponibile online sul sito di Cinergie, come parte del numero speciale che raccoglie i contributi presentati alla conferenza "Stanley Kubrick: A Retrospective" tenutasi all'Università di Leicester, in Inghilterra, nel 2016. Sono particolarmente orgoglioso di presentare questa mia lunga ricerca insieme a una collezione di saggi kubrickiani così interessanti scritti da validissimi studiosi.

Buona lettura a tutti. (Il saggio è disponibile anche in PDF per chi volesse stamparlo e leggerlo più agevolmente.)


PS: Sì, c'è voluto questo per farmi tornare ad aggiornare il blog. Mi scuso con tutti i visitatori per il disservizio ma, anche a causa di ricerche di questo tipo, ho sempre meno tempo per scrivere su queste pagine. Per chi volesse continuare a leggere saggi kubrickiani, segnalo un altro numero speciale di un'altra rivista accademica, Screening the Past, pubblicato lo scorso ottobre. Anche lì è presente un mio saggio, "Writing and Rewriting Kubrick", sulla mia esperienza nello scrivere Stanley Kubrick e me, l'ennesimo memoir kubrickiano.

17 maggio 2016

Napoleon sarà una miniserie HBO diretta da Fukunaga

Durante la conferenza "Stanley Kubrick: a Retrospective" tenutasi a Leicester, UK, la scorsa settimana, Jan Harlan ha annunciato che "il più grande film mai realizzato", ossia il Napoleon di Kubrick, diventerà una miniserie prodotta dalla HBO per la regia di Cary Fukunaga.

Jan ha risposto a una domanda da parte di uno dei ricercatori che partecipavano alla conferenza e ha ribadito la notizia anche durante l'incontro pubblico da lui tenuto al Phoenix Cinema. Durante il Q&A, ha aggiunto che al progetto parteciperà come sceneggiatore David Leland.

Questa mattina, dopo l'uscita dell'articolo di Collider che rilanciava la notizia dal mio Tumblr, il Prof. Ian Hunter, organizzatore della conferenza, ha scritto un'email a Jan Harlan, che ha dato qualche dettaglio in più:
Without exaggerating I can say that Kubrick had probably the largest picture archive ever amassed anywhere about the topic of NAPOLEON. Every painting and drawing found in libraries and museums all of Europe, (including Eastern Europe) was photographed and the 35mm slides were mounted in IBM punch-cards for sorting on IBM sorting machines, the state of the art in 1969. No attention was given to the artistic value of the painting or drawing, the focus was strictly on information.
The above report (from Collider) is not quite right. He had a penciled deal with the Romanian Government to use their cavalry including commanding officers and all the men for filming the First Italian Campaign and the Russian Campaign on 1812. All was subject to getting the “green light” from MGM to proceed.
The “script” is a bit misleading - Stanley's main focus was the relevance of Napoleon for us today: Absolute Power combined with vanity can so easily push good judgement and intelligence aside.
Cary Fukunaga è conosciuto soprattutto per aver diretto la meravigliosa prima stagione di True Detective, anch'essa prodotta dalla HBO. Tra tutti i nomi che erano circolati negli anni passati – Ang Lee e Ridley Scott, Steven Spielberg, Baz Luhrmann – Fukunaga è ad oggi sicuramente il più interessante.

Chi mi legge da anni sa che sono molto, molto critico verso questi tentativi di resuscitare progetti lasciati incompiuti da Kubrick: sono esclusivamente operazioni di marketing per alimentare interesse e profitti utilizzando il grande richiamo del brand Kubrick. Le sceneggiature per Kubrick erano solo canovacci da cui partire per il lavoro con gli attori, figuriamoci quanto può esserci di kubrickiano in uno script incompleto, sviluppato solo per mettere in ordine gli eventi della vita di Napoleone che a Kubrick parevano interessanti, giudicato da lui stesso insoddisfacente, e stampato in copie solo per ottenere finanziamenti dalle major.

Se avete voglia di approfondire, tra i vecchi post potete trovare le mie recensioni al trattamento e alla sceneggiatura.

L'unica cosa che mi sento di dire adesso è che il calibro dei nomi coinvolti (Fukunaga e HBO) porti a un'ottima miniserie biografica su Napoleone Bonaparte (sono anche io un avido consumatore di serie TV), e che di rimando l'uscita del "Cary Fukunaga's Napoleon" possa generare ulteriore interesse verso Stanley Kubrick. Di più, non penso sia il caso.

Is Stanley Kubrick’s Legendary ‘Napoleon’ Headed to HBO with Cary Fukunaga Directing?, Nick Romano, Collider 17.05.2016

27 novembre 2013

Baz Luhrmann chiamato per dirigere il Napoleon

Il sito Deadline pubblica in esclusiva la notizia che il regista Baz Luhrmann sarebbe in trattative con la HBO per dirigere una miniserie TV tratta dalle ricerche di Kubrick su Napoleone Bonaparte.

I tentativi per portare sullo schermo il Napoleon di Kubrick erano iniziati poco dopo la morte del regista nel 1999. Jan Harlan aveva dapprima contattato Ridley Scott e Ang Lee ma senza successo, restando sbigottito che i due avessero lasciato passare il malloppo di soldi:
"Ridley Scott sa che abbiamo il materiale e che l'abbiamo passato a Ang Lee," afferma Harlan. "La cosa sciocca fu che avevo messo Steven Spielberg e Ang Lee insieme al tavolino e nonostante dicessi 'Ehi, questa è una cosa vera' rispetto a Hulk loro presero e andarono a fare Hulk. Che posso farci?"
Dopo l'uscita del libro della Taschen nel 2006 il progetto aveva ripreso vita e nel 2011 era stato annunciato un documentario prodotto dalla Creative Differences, di cui ad oggi si sono perse le tracce.

Jan Harlan non aveva mollato la presa, tanto che lo scorso marzo Steven Spielberg aveva dichiarato in un'intervista francese che avrebbe prodotto una miniserie TV dal progetto. Durante l'estate c'erano anche state voci di location scouting nella costiera amalfitana. Oggi questo ennesimo tentativo pare concretizzarsi per la HBO (network che produce serie di tutto rispetto quali True Blood, Boardwalk Empire e Game of Thrones), con il regista di Il Grande Gatsby e Moulin Rouge! dietro la cinepresa.

Va ricordato che qualsiasi strombazzata faranno, sotto lo stendardo del "Steven Spielberg produce un film di Baz Luhrmann scritto da Stanley Kubrick", sarà solo marketing: i copioni di Kubrick sono sempre stati giudicati insoddisfacenti dal loro autore: come scrivevo a proposito di una lettera di Kubrick a Anthony Burgess chiamato a scrivere un libro-sinfonia su Napoleone come base per il film, dopo aver scritto di proprio pugno un trattamento e una sceneggiatura tra il 1969 e il 1971, nel 1972 Kubrick non era ancora soddisfatto dello script, sul quale poi non metterà più mano nei venticinque anni a venire. Sarà divertente ricordare a Jan Harlan le stesse sue interviste in cui, per difendersi dalle accuse di Frederic Raphael che gridava alla lesa maestà del copione di Eyes Wide Shut, affermava che gli script di Kubrick erano solo un canovaccio per stilare un piano di produzione e che non venivano mai seguiti durante le riprese. Tenetevele a mente quando diranno che Kubrick sarebbe andato fiero di questa miniserie.

Un paio di settimane fa era stato annunciato che Rupert Sanders, regista di Biancaneve e il Cacciatore, aveva firmato un contratto con la Warner Bros. per un biopic cinematografico sulla vita dell'imperatore corso. Il coinvolgimento della Warner aveva fatto pensare allo script di Kubrick, ma questo progetto cinematografico non ha in realtà nulla a che vedere con il nostro né con Jan Harlan, essendo infatti prodotto da Gianni Nunnari di 300 con uno script di Jeremy Doner, sceneggiatore di alcune puntate della serie The Killing, che è stato giudicato molto cruento con Napoleone ritratto "come un gangster alla Scarface".

C'è forse da sperare che questa (come dire) originale visione del personaggio batta sul tempo e affondi la corazzata Harlan-Spielberg-Luhrmann come già aveva fatto il Waterloo di Bondarchuk per il Napoleon (questo sì) di Kubrick?

26 agosto 2013

Rotunno, Rotunno, cosa mi dici mai

Io questo articolo non lo volevo scrivere, giuro. Non volevo dare contro a Giuseppe Rotunno, un novantenne simpatico e gentile, quasi delicato nel ricordare i tanti anni di carriera e gli innumerevoli capolavori del passato illuminati sotto la guida di Luchino Visconti e Federico Fellini, volevo lasciar perdere, stanco di interpretare sempre il ruolo della maestrina con la penna rossa che corregge la vulgata su Kubrick, davvero. Nonostante mi avessero segnalato l'intervista a Rotunno apparsa ieri su La Repubblica, in cui il direttore della fotografia liquida come leggenda il fatto che Kubrick avesse illuminato le scene di Barry Lyndon a lume di candela, avevo deciso che sarebbe stato tutto sommato solo antipatico puntualizzare che sì, invece sì che Kubrick aveva usato solo e soltanto le candele e aveva perfino fatto modificare le sue macchine da presa per accomodare gli obiettivi f0.7 della Zeiss e riprendere senza luci artificiali le scene per farcele vedere come fossimo anche noi nel Settecento, è tutto vero, ci sono decine di articoli sulle riviste tecniche a comprovarlo, ci sono interviste a John Alcott, ci sono documentari e pagine web. E avevo anche gestito piuttosto bene la seccatura di leggere uno che parla di Kubrick senza mai averci avuto a che fare tirando in ballo lui per primo delle leggende come quella delle tavole di legno su cui impalare gli attori per farli star fermi sennò venivano mossi. E soprattutto avevo bloccato sul nascere l'irritazione di vedere l'occhiello dell'articolo che strillava "Illuminare con le candele è impossibile, che Kubrick ci sia riuscito è leggenda" in un testo dove il nostro occupava tre righe su due pagine, così da fare danno anche a chi avesse solo dato un'occhiata di sfuggita, tanto si sa, Kubrick vende sempre e i giornalisti stanno lì solo a cercare l'effetto facile e il clamore e lo strillone. E pur con il fastidio che una nuova cazzata stesse prendendo piede dalla grancassa di Repubblica, di certo più letta di questo blogghettino nonché delle riviste di cinema in inglese, me ne ero andato a dormire pensando a tutt'altro. Poi stamani ecco le prime reazioni, ecco Italo Moscati, uno che insomma di cinema se ne dovrebbe intendere, che dice di Rotunno "un uomo di cui Dio, e noi, abbiamo avuto bisogno e abbiamo per fortuna ancora ricordo. Ecco uno che sfata le leggende," quella di Kubrick appunto, "Grazie Giuseppe, punta i riflettori sui sepolcri imbiancati che camminano nel nostro cinema, un cinema che ha sempre più bisogno di uomini seri e veri", leggo questo di lunedì mattina d'agosto ed ecco, come dire, io mi incazzo. Voi no?

Per completezza, la citazione dall'articolo di ieri dice:
E' vero che, molto prima di Kubrick, nel Gattopardo Lei usò la luce della candele?
E' una leggenda. E non so neanche come sia nata. Era impossibile che con la sola luce delle candele si illuminasse la scena del ballo. Perciò feci mettere un faro fuori campo sopra i candelabri. Visconti apprezzò la trovata.
Eppure, in Barry Lyndon Kubrick ci riuscì.
Altra leggenda. La fiamma di una candela sovraesposta cancella l'immagine, la imbianca. C'è un aspetto tecnico che va osservato: con quel tipo di luce il massimo che si può diaframmare è 0,1, il che significa assenza di profondità di campo. Per ottenere qualche risultato Kubrick fu costretto a fissare gli attori con delle tavole, in modo che fossero rigidi. Ma l'effetto non fu soddisfacente e so che il resto delle scene richiese l'uso delle lampade. Il che non toglie che fosse un genio.
Ringrazio, nonostante l'incazzatura causatami, Marco Vitelli che mi ha segnalato l'articolo e Gianni Denaro che me l'ha passato a edicole chiuse.

Giuseppe Rotunno: il direttore della fotografia racconta la sua vita coi grandi del cinema, Antonio Gnoli, La Repubblica 25.08.2013

04 febbraio 2013

Le riprese aeree dell'inizio di Shining

Lo scorso dicembre è stata pubblicata un'intervista a Jeff Blyth, l'operatore che ha effettuato le riprese in elicottero usate all'inizio di Shining per conto della MacGillivray-Freeman Films.



Oltre a raccontare in dettaglio la sua esperienza e descrivere come è riuscito ad ottenere quelle meravigliose planate basse dietro al maggiolino giallo, Blyth rivela anche una decisione creativa nel montaggio del film: la sua troupe avrebbe dovuto preoccuparsi del primo viaggio di Jack Torrance verso l'Overlook Hotel, in auto da solo, mentre un'altra troupe avrebbe coperto con riprese da terra il secondo viaggio, quello insieme a Wendy e Danny. In questo secondo viaggio, il maggiolino avrebbe trainato un piccolo rimorchio su due ruote, su cui la famiglia aveva caricato i propri effetti personali. Queste riprese non sono state usate nel film: Kubrick ha preferito coprire il secondo viaggio sempre con le riprese aeree di Blyth. Credo che questa rivelazione dia la misura di quanto sbalorditivo sia questo girato.

Il testo dell'intervista è stato rimaneggiato da Blyth per un articolo apparso sul Kubrick Site: in coda alle informazioni già rilasciate nell'intervista, Blyth aggiunge un'altra rivelazione su una scena tagliata.

Inizialmente, nella sceneggiatura del film, il contatto telepatico tra Danny e Mr Halloran doveva aver luogo mentre quest'ultimo era in automobile lungo la Pacific Coast Highway. La MacGillivray-Freeman Films girò un elaborato stunt con l'auto che lentamente superava la linea tra le corsie, sbandando nella carreggiata opposta e schivando all'ultimo momento l'impatto con un tir in arrivo. Questa scena è stata sostituita dall'inquietante primo piano di Scatman Crothers che viene colpito dalla luccicanza di Danny mentre a letto guarda la TV.

Interview with Jeff Bluth, Gavin Midgley, Take One 10.12.2012
On The Helicopter Shadow in The Shining, Jeff Bluth, The Kubrick Site 2012

04 novembre 2012

Alexander Singer ricorda Day of the Fight

La rubrica di fotografia LightBox di Time Magazine presenta un bell'articolo sul passaggio dalla fotografia al cinema di Stanley Kubrick: a partire dalla serie di scatti dal titolo "Prizefighter" sul pugile professionista Walter Cartier pubblicata sulla rivista LOOK il 18 gennaio 1950, viene raccontata l'evoluzione di questo servizio fotografico nel primo cortometraggio diretto da Kubrick, Day of The Fight, anch'esso incentrato sulle gesta di Cartier.

Soprattutto, a corredo del testo c'è un notevolissimo documentarietto-intervista in cui Alexander Singer, uno degli amici più stretti di Kubrick durante l'adolescenza, ricorda le riprese di quel cortometraggio a cui partecipò come operatore e tuttofare. Davvero un ottimo contributo.

From Photography to Film: Stanley Kubrick Enters the Ring, Erica Fahr Campbell, TIME LightBox 01.11.2012

08 agosto 2012

Full Metal Jacket Diary per iPad

Esce oggi sull'iTunes Store la versione digitale e multimediale del libro Full Metal Jacket Diary di Matthew Modine: pubblicato in edizione limitata nel 2005, il libro univa il diario tenuto dall'attore durante la lavorazione del film e le fotografie da lui scattate sul set.

La versione per iPad contiene lo stesso materiale più una serie di extra: Modine ha letto l'intero testo trasformandolo in audiolibro, ha aggiunto lettere scritte da Kubrick e numerose altre foto (scannerizzate dai negativi originali per sfruttare a pieno l'alta definizione dello schermo del dispositivo), e soprattutto ha intervistato varie persone che hanno lavorato al film per offrire una visione "alla Rashomon" in cui ciascuno racconta il suo punto di vista su Stanley Kubrick e sul film.

La app quindi è tutta nuova rispetto al libro.

Nel media coverage dedicato all'uscita (con il volano del Cavaliere Oscuro - Il Ritorno di Nolan), Modine racconta che, esattamente come per la versione cartacea, quello che l'ha mosso è realizzare un prodotto che lo stesso Kubrick avrebbe voluto avere e di cui sarebbe stato fiero. Sicuramente un'ottima osservazione promozionale, ma ricordando la cura messa nel libro ne vedo la sincerità.

Come sempre succede, nelle varie interviste scappano sempre nuove chicche. La prima è sapere che il nome del personaggio di Modine, mai detto nel film dove viene sempre chiamato Joker, è J.T. Davis, da James T. Davis, soldato speciale prima vittima di guerra in Vietnam.

La seconda è che Modine e Kubrick hanno continuato a sentirsi dopo la fine del film:
So esattamente quello a cui si riferisce Malcolm [McDowell], perché siamo rimasti in contatto per altri due o tre anni, prima che iniziasse la pre-produzione di Eyes Wide Shut. Poi, quando prese la decisione di fare Eyes Wide Shut lo chiamai e dissi "Ehi, Stanley, come va?" e lui "Ehi Matthew, che vuoi?" E lo so che non intendeva "Perché mi disturbi?" ma sapevo cosa le sue parole sottintendessero. Gli risposi, "Oh, non voglio niente, volevo solo dirti ciao." E questa fu l'ultima volta gli parlai. Non volevo disturbarlo ancora. Perché sapevo che una volta iniziato Eyes Wide Shut e intrapreso il viaggio con Tom Cruise e Nicole Kidman – so cosa sia lavorare con lui per due anni – non avrebbe avuto spazio per nessun altro per via di quanto fosse dedito al suo processo di lavoro. Sarebbe stato maleducato da parte mia, e l'avrei dovuto sapere fin troppo bene avendoci lavorato, chiamarlo per fare due chiacchiere.

Non ho un iPad quindi aspetto le vostre impressioni sulla app.

'Full Metal Jacket' at 25: Matthew Modine tries to answer, 'What was Stanley like?', Jeff Labrecque, Entertainment Weekly 07.08.2012
A photographic diary of 'Full Metal Jacket', CNN 07.08.2012
Exclusive Interview with Matthew Modine, Live for Films 07.08.2012

06 aprile 2012

Intervista a Modine e libro in uscita

Su La Repubblica in edicola oggi c'è un'intervista a Matthew Modine: l'attore, a New York, parla del suo documentario Jesus was a Commie e annuncia la pubblicazione per Mondadori del libro fotografico Full Metal Jacket Diary uscito negli USA nel 2005.
Cosa ha significato il film di Kubrick per lei?
Non posso paragonare nessun regista a Kubrick. Il rapporto con Stanley è stato fondamentale per la mia crescita di attore non meno di quella che ho avuto con Altman, con cui ho girato Streamers e America Oggi. Stanley era un genio, forse l'unico che abbia mai conosciuto nella mia vita. Un regista che non solo mi ha diretto, ma che mi ha esortato a scrivere. Un grande maestro e insegnante di cinema e di narrativa in generale.

Come è arrivato a pubblicare il suo libro su Full Metal Jacket?
E' stato emozionante, sfortunatamente Kubrick è morto prima che il libro uscisse qui in America. Su suggerimento di un amico ne ho fatto una App per iPad, quindi amici italiani mi hanno consigliato di proporlo alla Mondadori. Sono tutte foto in Roleflex, come le foto dei paparazzi di Marcello Mastroianni. Una bellissima macchina fotografica con straordinaria risoluzione.
Il libro sarà pubblicato anche in Italia in tiratura limitata di 500 copie, con un'uscita prevista per questa estate in concomitanza con il venticinquesimo anniversario del film.

08 marzo 2012

Foto inedite da Spartacus

Il sito internet della rivista LIFE presenta alcune foto inedite dal set di Spartacus scattate dal fotografo J.R. Eyerman.

La rivista aveva inviato sul set il giornalista David Zeitlin per raccontare l'epica produzione del colossal da 12 milioni di dollari. L'articolo che ne uscì, A mighty tale told large, era poco più di un redazionale a scopo promozionale, con fotografie accompagnate da didascalie.

"Sono sicuro che Douglas," scriveva il giornalista al suo ritorno in redazione in un appunto all'editor della rivista, "vestirà di nuovo i soliti panni tutti sangue e rabbia, digrignerà i denti e sarà ancora il Grande Eroe. Tuttavia provo un considerevole rispetto per il regista Stanley Kubrick. Vedremo."



09 febbraio 2012

Come Kubrick si fece da solo la copertina di Newsweek

Dopo averci illuminato sulla creazione del moderno sistema di analisi del box office, Mike Kaplan torna a scrivere sulle colonne di Moviefone con un altro aneddoto dalle sue memorie kubrickiane: la creazione della copertina di Newsweek dedicata ad Arancia Meccanica per cui Kubrick impose di scattarsi da solo una fotografia.

"Non s'è mai sentita una roba del genere", commentò l'art director, "le foto per le nostre copertine ce le facciamo da soli. Se non si fa fotografare da Newsweek, non andrà sulla copertina di Newsweek." Sapete già come andò a finire.

How Stanley Kubrick Shot His Own Newsweek Cover, Mike Kaplan, Moviefone 08.02.2012


11 gennaio 2012

Come Kubrick inventò l'analisi del box office

In articolo pubblicato per Moviefone, Mike Kaplan, uno dei responsabili del lancio promozionale di 2001: Odissea nello Spazio e Arancia Meccanica, rivela come sia stato Kubrick a inventarsi il moderno sistema di previsione degli incassi di un film in uscita che si basa sulle performance di film analoghi precedentemente distribuiti nelle varie sale.

Scottato dall'esperienza di 2001, accolto senza alcun entusiasmo dal pubblico di mezza età e faticosamente riposizionato presso il pubblico giovanile con la nuova frase di lancio "The Ultimate Trip" (inventata proprio da Kaplan), Kubrick era determinato a non lasciar nulla al caso per la promozione di Arancia Meccanica.

Consultando vecchie annate di Variety aveva potuto recuperare i dati di incasso di tutti i film nelle principali sale cinematografiche di ogni città degli Stati Uniti. Inserendo questi dati in fogli di calcolo poteva confrontarli per periodo dell'anno, tipologia di film, casa di distribuzione, andamento settimanale del pubblico e così via.

Soprattutto, aveva potuto rispondere al presidente della distribuzione Warner Bros. che suggeriva le sale da prenotare per Arancia Meccanica in questo modo: "Beh, che ne dici invece del cinema Ritz a Philadelphia? Un Uomo da Marciapiede è rimasto in cartellone per sei mesi chiudendo con un incasso di 10.000 dollari solo nell'ultima settimana. Non ho nulla tra i miei dati che sembri meglio di questo. E a Columbus, Il Mucchio Selvaggio è andato benissimo al Cinema Paramount, quindi quella sala è perfetta per il pubblico che vogliamo." Facile immaginarsi la risposta dell'executive.

Di Mike Kaplan ricordo un articolo del 2009 in cui raccontava le fatiche per far trovare un pubblico a 2001.

How Stanley Kubrick Invented the Modern Box-Office Report (By Accident), Mike Kaplan, Moviefone 10.01.2012

14 dicembre 2010

Ritrovati i minuti tagliati da 2001

The Digital Bits, fonte solitamente molto affidabile, oggi dà la conferma che l'annunciato documentario 2001: Beyond the Infinite di David Larson è stato veramente cancellato. Sarebbe stato Douglas Trumbull, responsabile degli effetti speciali del film e co-autore del documentario, a confermare l'annullamento del progetto. Pare che il documentario si sia arenato per problemi di copyright e di budget.

Tuttavia lo scoop clamoroso rivelato da Trumbull è che la Warner avrebbe ritrovato i minuti che Kubrick tolse dal film dopo la prima proiezione a New York e prima della distribuzione nazionale del film in tutte le sale americane. Secondo Trumbull, che ha parlato a una proiezione di 2001 in 70mm a Toronto, il girato è stato ritrovato in un forziere di una miniera di sale del Kansas. Vale la pena di notare che anche lo script del Napoleon che poi era affiorato su Internet era stato scovato in una miniera di sale del Kansas. Che sia lo stesso archivio? Comunque Trumbull ha precisato che il girato è perfettamente conservato nelle componenti CMY del negativo. Non è stata fatta alcuna menzione all'uso di questo reperto, ma la speranza è ovviamente che siano inclusi nella nuova edizione in Blu-ray del film in uscita nel 2011.

Ecco cosa Kubrick aveva detto sull'argomento a Maurice Rapf per la rivista Action nel gennaio 1969:
I tightened the picture all the way through. I had started thinking about doing it right from the first screening because even though the total reaction of that screening was not representative or good, I could still see places that, as I watched it with an audience, I thought were just going on a bit. It's probably the hardest thing to determine, as to how much weight to give. I just felt as I looked at it and looked at it that I could see places all the way through the film where I would tighten up, and I took out nineteen minutes. The picture had been [originally] two hours and forty-one minutes long.

A number of very perceptive people, and a lot of just ordinary people, saw the long version and flipped over that. I don't believe that the change made a crucial difference. I think it just tightened up, and some marginal people who might have gotten restless won't get restless. But the people that dug the film dug it its original length, and the people that hated it hate it at the present length.
17 Lost Minutes Found of 2001: A Space Odyssey!, Comic Book Movie 16.12.2010
WB Uncovers Lost Footage From Kubrick's '2001: A Space Odyssey', Jeff Sneider, The Wrap 16.12.2010
2001 : 17 minutes inédites retrouvées, Jerome, Forgotten Silver 16.12.2010
17 Minutes of Lost ’2001: A Space Odyssey’ Footage Found, Germain Lussier, Slash Films 16.12.2010
Seventeen Lost Minutes from ‘2001: A Space Odyssey’ Discovered, Nick Newman, The Film Stage 16.12.2010
17 lost minutes of 2001: A Space Odyssey FOUND!, Marc Bernardin, Blastr 16.12.2010

14 aprile 2010

Lunatic at Large in arrivo?

A quattro anni di distanza dagli ultimi avvistamenti, torna a far parlare di sé la sceneggiatura Lunatic at Large, scritta da Jim Thompson per la Harris- Kubrick Pictures.

Copie del trattamento di una sessantina di pagine erano state ritrovate nel 1992 in un deposito della California e dopo la morte di Kubrick anche nei suoi archivi. Phil Hobbs, ex marito di Katharina Kubrick e produttore associato di Full Metal Jacket si era subito messo alla ricerca di finanziatori per il progetto: nel corso degli anni erano stati fatti i nomi del produttore Edward R. Pressman, dello scrittore Stephen Clarke e del regista Chris Palmer, esordiente al cinema ma attivo da tempo nel mondo della pubblicità.

Oggi, per la prima volta, si parla di attori: Sam Rockwell e Scarlett Johansson sarebbero interessati ai ruoli di Johnny Sheppard, un impiegato con un serio problema di controllo della rabbia, e di Joyce, una donna attraente ma piuttosto nervosa che il protagonista conoscerà in un bar. Insieme i due si ritroveranno coinvolti in una caccia al "pazzo a piede libero" del titolo.

Con due attori di questo calibro associati al progetto, è possibile che il film vedrà presto la luce. Mi sento quindi di precisare che il coinvolgimento di Kubrick in Lunatic at Large è pressoché nullo, nonostante il suo nome verrà utilizzato – ne sono certo – come potentissima arma di marketing (già i titoli dei giornali parlano chiari).

Quando sentirete parlare del film perduto di Stanley Kubrick ritrovato nelle cantine e miracolosamente riportato al cinema, ricordatevi che la Harris-Kubrick l'aveva commissionato a Thompson come favore personale per far lavorare lo scrittore che non se la passava affatto bene in quel periodo; la bozza di storia era stata così apprezzata da Kubrick che era andata subito persa tra le scartoffie dell'ufficio.

Rockwell, Johansson Signed to 'Lost' Kubrick Script, Dawn Taylor, Cinematical.com 13.04.2010
Lost Kubrick Project May Get Made With Rockwell & Johansson, Hollywood.com 13.04.2010
Lunatic at Large di Stanley Kubrick e Jim Thompson diventerà un film, Pierpaolo Festa, Alphabet City 14.04.2010
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