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29 settembre 2019

Vent'anni di ArchivioKubrick

C'è voluta la mia amica Sara Landi, giornalista del Tirreno, per farmi realizzare che quest'anno, anzi questo mese, cadono i venti anni di vita di ArchivioKubrick, nato nel settembre del 1999 (anche se la forma portale con nome di dominio è del maggio 2001). Sara mi stava intervistando in connessione con l'uscita di 2001 tra Kubrick e Clarke: Genesi, realizzazione e paternità di un capolavoro, il mio nuovo libro scritto con Simone Odino di 2001italia.it. Troppo preso dalla promozione, non avevo minimamente realizzato l'anniversario. E invece, quale miglior evento di un libro appena uscito per festeggiare il ventennale di AK?

Il secondo decennio del sito è stato indubbiamente più emozionante del primo.


L'uscita nel 2012 di Stanley Kubrick e me: Trent'anni accanto a lui, il libro di memorie di Emilio D'Alessandro, è stata ovviamente l'evento principe. Il libro è diventato non solo un best seller nella pubblicistica italiana su Stanley Kubrick, ma anche un long seller (categoria che mi è molto più gradita), tuttora in catalogo e con una media di vendite annuali di tutto rispetto. Tradotto in inglese nel 2016 e recensito in modo lusinghiero dal New York Times, Stanley Kubrick e Me è poi approdato anche in Cina e Russia, due paesi dove il mercato su Kubrick è praticamente vergine.


Il libro è anche diventato un film diretto da Alex Infascelli, S is for Stanley, che ha vinto nel 2016 il David di Donatello come Miglior Documentario di Lungometraggio.

Negli anni successivi all'uscita di Stanley Kubrick e me ho allargato il campo delle mie indagini su Kubrick e ho pubblicato una serie di articoli. Nel 2015 ho risolto "il giallo Kubrick" attribuendo la paternità al misterioso copione in possesso della Biblioteca Luigi Chiarini del Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma. Sulla qualità (invero scarsina) della sceneggiatura Il Tenente Tedesco di Kubrick avevo scritto un primo articolo per SegnoCinema nel marzo 2014, in occasione del quindicinale della scomparsa di Kubrick.

Sempre del 2015 è il mio articolo "La Guerra Inedita di Stanley Kubrick," pubblicato su Il Giornale, in cui raccontavo l'interesse di Kubrick per la Guerra Civile Americana e i suoi plurimi tentativi di farne un film.

Queste pubblicazioni hanno rappresentato l'avvio del mio studio sui progetti incompiuti o irrealizzati da Kubrick, che ho presentato per la prima volta in una conferenza del 2016 all'Università di Leicester, in Inghilterra. Gli atti della conferenza sono stati pubblicati su di un numero speciale della rivista Cinergie nel 2017, su cui potete trovare il mio saggio "Waiting for a Miracle," che per la prima volta annovera i 55 progetti su cui Kubrick ha lavorato durante la sua carriera – il primo e più completo studio sull'argomento realizzato anche grazie a lunghe interviste telefoniche con l'ex socio James B. Harris, una conversazione a casa di Jan Harlan e una bella chiacchierata con Anthony Frewin a bordo della sua Mercedes che sfrecciava per la campagna inglese.


Un approfondimento sul progetto I Due Volti della Vendetta, film poi diretto da Marlon Brando, è uscito nel 2017 come contenuto speciale dell'edizione restaurata del film, edita dalla Arrow Films, il corrispettivo inglese della Criterion. Sono sempre contento quando ci ripenso.

Nello stesso anno sono tornato a scrivere sulla storia di Emilio D'Alessandro, con un pezzo per la rivista gattofila inglese Puss Puss magazine incentrato sul rapporto di Kubrick con gli animali e con un'analisi dei vari libri di memorie dei collaboratori di Kubrick, messi al confronto con la mia esperienza di scrittore dell'ennesimo memoir kubrickiano: "Writing and Rewriting Kubrick," uscito sulla rivista accademica Screening the Past.

Nel 2017 ho partecipato alla mia seconda conferenza internazionale, all'Università di Bordeaux-Montaigne in Francia, dove ho presentato uno studio sulla mitologia kubrickiana, "From Boy Genius to Barking Loon," disponibile nel numero speciale della rivista Essais, che poi ho espanso per un lavoro su commissione del Deutsches Filmmuseum di Francoforte, intitolato "Dr Mabuse No.2," che potete trovare in video nel canale del museo.


Nel 2018, dopo aver scritto in esclusiva per l'Italia un articolo sul ritrovamento del copione perduto di Burning Secret, adattamento della novella di Stefan Zweig rinvenuto tra le carte del compsitore Gerald Fried, mi sono preso una (relativa) vacanza da Kubrick e ho partecipato al "Clockwork Symposium" a Londra, dove ho presentato uno studio sull'ambivalente relazione tra Anthony Burgess e il suo controverso romanzo: "Dangerous Arts" era il titolo del mio intervento, che ricostruiva anche il destino del romanzo e del film, travolti dalle polemiche sull'incitamento alla violenza in Inghilterra. Una versione ridotta di questo studio è uscita sulle pagine del Giornale con il titolo "Nonostante tutto diciamo Alex libero."


Il 2018 è stato anche l'anno del cinquantenario di 2001: Odissea nello Spazio. Per l'occasione ho scritto il più completo calendario di produzione del film, pubblicato per la prima volta nel libro a cura di James Fenwick Understanding Kubrick's 2001. Representation and Interpretation e ripubblicato in italiano nelle pagine di SegnoCinema con il titolo "1964-1968: L'Odissea di Kubrick." Insieme a Simone Odino, ho pubblicato un articolo per Il Giornale sulla relazione tra Kubrick e Clarke, basato sulla corrispondenza tra i due artisti custodita al Kubrick Archive e allo Smithsonian Institution: "Kubrick e Clarke, storia inedita del film tra genio e ripicche."

Questi due studi, in versioni largamente estese, abbinati a un capitolo di Simone sul periodo post-Stranamore in cui Kubrick si trovò di fronte al problema di trovare un film che gli permettesse di battere l'atomica, costituiscono l'ossatura del nuovo libro 2001 tra Kubrick e Clarke, che chiude direi più che degnamente il ventesimo anniversario di ArchivioKubrick.


Guardiamo al futuro. La scorsa estate sono stato uno dei relatori al workshop "Stanley Kubrick: Life and Legacy" tenutosi a Leida, in Olanda, che raccoglieva il gotha degli studiosi kubrickiani mondiali ed è stata un'occasione formidabile per scambiarsi i risultati dei propri studi e individuare le direzioni di ricerca per i prossimi anni. Io sono stato chiamato per fare il punto della situazione sui progetti incompiuti e, a partire dalle discussioni che hanno seguito il mio intervento, ho appena concluso un capitolo per un imminente Kubrick Companion per Bloomsbury, scritto a quattro mani con Peter Krämer – il mio kubrickista preferito, cosa che mi riempie di orgoglio.

In tanti mi chiedete cosa bolle in pentola. Non sono mai a mio agio a svelare i progetti a cui sto lavorando, ma una rapida lista delle persone che ho intervistato negli ultimi anni potrebbe fornirvi qualche indizio: Mike Kaplan, inventore della campagna "The Ultimate Trip" di 2001 e artefice del marketing rivoluzionario di Arancia Meccanica, Gerald Fried, compositore dei primi film di Kubrick con cui ho discusso a lungo la giovinezza a New York del nostro, Diane Johnson, che mi ha illuminato sulla scrittura di Shining e lo scettiscismo di Kubrick per la psicanalisi, e infine Ian Watson, che mi ha affidato lo studio delle sue bozze di A.I. Artificial Intelligence – 233.820 parole, roba da far impallidire un Dostoevskij qualunque. Qui sotto tutto il materiale – stampe, bloc notes, fax, libri – impilato e fotografato alla fine della settimana di lavoro a casa di Ian, monumento alla resistenza del ricercatore.


Un sentito grazie per il vostro continuo interesse e ci risentiamo tra dieci anni con un nuovo punto della situazione. Nel frattempo, continuate a seguirmi su queste pagine e sui miei profili Facebook (personale e AK), Twitter e Instagram.

2 commenti:

Lumiere ha detto...

un lavoro filologico certosino, una passione vibrante e un grande talento per dischiudere campi di ricerca inesplorati: è sempre bello condividere con te il "rischio della sottigliezza".
Roberto

nessuno2001 ha detto...

Grazie Roberto! Che belle parole, sono onorato!

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