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30 ottobre 2024

Sulla Luna con Stanley Kubrick: Miti, leggende e verità sul mostro sacro del cinema

Carissimi,
(quando vi dico così, già sapete che c’è una bella novità in arrivo, e infatti...)
ho finito il nuovo libro

Sulla Luna con Stanley Kubrick - banner
Sulla Luna con Stanley Kubrick: 
Miti, leggende e verità sul mostro sacro del cinema

I più fedeli tra voi sapranno già di cosa si tratta: è il mio studio originale sulla reputazione mitologica del regista, un’appassionante indagine attraverso le dicerie e i luoghi comuni che ruotano attorno a Kubrick. 

È vero che poteva fare come gli pareva con la Warner Bros? Ed è vero che ha maltrattato Shelley Duvall fino a portarla a un esaurimento nervoso? Ma davvero viveva come un recluso in una casa-bunker? E quella storia che ha distrutto i modellini delle astronavi di 2001: Odissea nello Spazio… è vera? Ed è vero che ha restaurato Il Dottor Stranamore fotografando la sua copia personale con una Nikon? E i Pink Floyd davvero gli hanno negato l’uso della loro musica per Arancia Meccanica? Kubrick, c’entra o no con le famigerate riprese dell’allunaggio? E devo credere a quelli che dicono che Eyes Wide Shut svela i segreti delle élite? 

Le ho indagate tutte, una leggenda dopo l’altra, districando matasse che erano rimaste ingarbugliate per cinquant’anni. Ho scandagliato archivi di mezzo mondo e parlato con dozzine di persone che lo conoscevano bene. Ho tutte le risposte

Ma non finisce qui. Mito dopo mito, bufala dopo bufala, sono approdato a una concezione del lavoro di Kubrick completamente nuova. Dopo Stanley Kubrick e Me, la biografia di Emilio D’Alessandro che vi ha fatto conoscere l’uomo dietro al regista, Sulla Luna con Stanley Kubrick guarda oltre il mito di Kubrick e presenta un ritratto accurato, inedito e sorprendente dell’artista. 

Non potrete più guardare Kubrick con gli stessi occhi. 




Potete leggere l’introduzione e i primi tre capitoli qui

E – sorpresa – siccome mi piace condividere l’entusiasmo del nuovo nato coi lettori affezionati di queste pagine, il libro è già disponibile per voi in anteprima. Acquistate la vostra copia di Sulla Luna con Stanley Kubrick qui

Grazie, fatemi sapere cosa ne pensate e passate parola! 

29 maggio 2024

Il mio punto di vista sulla censura a The Magic Eye

Ieri è uscito sulle pagine del quotidiano Il Giornale un mio articolo che ripercorre la curiosa storia dietro l'opposizione di Kubrick alla pubblicazione del primo libro mai dedicato al suo cinema, The Magic Eye di Neil Hornick – una storia di controllo kubrickiano che rivela le manovre del nostro per gestire la propria immagine imponente. The Magic Eye fu infatti bloccato per far strada a un altro libro di critica, Stanley Kubrick Directs, scritto da Alexander Walker, a cui Kubrick dette tutto il suo appoggio.  

The Magic Eye è stato finalmente pubblicato cinquanta anni dopo gli eventi grazie a un editore indipendente e dal mese scorso è disponibile negli Stati Uniti e in Inghilterra

Tra le mosse promozionali legate all'uscita, un articolo dell'Observer aveva ricevuto una discreta eco arrivando anche in Italia, prima in una versione tradotta per La Repubblica e successivamente, tramite un report dell'ADNKRONOS, anche su altre testate

La giornalista aveva intervistato Paul Cronin, editore responsabile della riesumazione del libro, Neil Hornick, l'autore del manoscritto, e me in qualità di esperto kubrickiano che aveva dipanato la matassa grazie alla consultazione delle carte di Hornick e degli archivi Walker

Dalla versione dell'Observer dell'articolo, e ancor più da quella italiana, giacché sia Repubblica che ADNKRONOS avevano tagliato completamente la parte relativa alla mia indagine, poteva sembrare che la decisione di Kubrick fosse stata motivata dal fatto che Hornick avesse prestato un'eccessiva attenzione ai difetti dei film a scapito dei loro pregi. 

Come ho scritto nel mio articolo, 

Sembrerebbe futile per un regista con alle spalle almeno un paio di capolavori conclamati perder tempo dietro alle opinioni di uno sconosciuto critico cinematografico. Si direbbe anche suscettibile, permaloso, e perfino insicuro quell'artista così tanto sensibile agli strali della critica. Ma non è di questo che tratta questa storia.

Ora potete sapere anche voi di cosa tratta davvero, e avere un'idea più completa della faccenda senza prestare necessariamente il fianco ai facili sensazionalismi, come invece sembra essere ormai lo stile obbligatorio di tutta la stampa, specie quella italiana. Sono convinto che si possa scrivere un articolo altrettanto interessante, ma sta a voi giudicare. 

08 aprile 2024

The Magic Eye di Neil Hornick

Sono molto, molto contento di annunciare questa uscita. "Il libro che Stanley Kubrick non voleva farti leggere" sembrerebbe una frase di lancio sensazionalistica e becera – ma è esattamente quello che successe nel 1970 a questo libro di critica. 

Dopo più di cinquant'anni, The Magic Eye: The Cinema of Stanley Kubrick sta finalmente per arrivare nelle librerie.

Mi è stato chiesto di scrivere una prefazione per raccontare la strana e intrigante storia dietro la cancellazione di questo libro. La mossa, davvero tra le più ardite e senza scrupoli di Stanley Kubrick, rientra perfettamente nelle strategie di gestione dell'immagine pubblica del nostro. La prefazione mi ha dato insomma modo di aggiungere un altro tassello al mio studio sulla mitologia kubrickiana, mettendo a fuoco le azioni intraprese da Kubrick negli anni tra 2001: Odissea nello Spazio e Arancia Meccanica per guadagnarsi i plausi della critica cinematografica.

Il libro, scritto con incisività e ritmo da Neil Hornick, è una lettura assolutamente rinfrescante: in mezzo alla palude dei soliti saggi kubrickiani che non fanno che ripetere le stesse cose fino alla nausea, l'analisi lucidissima, acuta e senza sconti di Hornick è stata un piacere inaspettato e profondo. Un libro di critica davvero stimolante.

Siccome non ne faccio mai una sola alla volta, mi sono anche divertito a disegnare la copertina. L'editore, Paul Cronin, e l'autore l'hanno molto gradita, ed eccola qua.

È possibile prenotare da adesso il libro su Amazon. Le copie saranno disponibili da fine mese. Buona lettura!

01 novembre 2023

Un tè con Arthur Clarke

La visita alla casa di Arthur C. Clarke è stata una tappa imprescindibile del mio recente viaggio in Sri Lanka. 

Lo scrittore di fantascienza si era trasferito a Colombo, la capitale del paese, a metà degli anni '50 per sfuggire dal pessimo clima inglese e dedicarsi alle incursioni subacquee, altra sua grande passione. Ha vissuto in questa casa per gran parte della sua vita. 

Dopo la morte di Clarke nel marzo del 2008, il suo assistente personale Rohan De Silva ha creato una Fondazione a suo nome per custodire la memoria e la presenza dello scrittore nel luogo in cui ha vissuto. In particolare, lo studio dove Clarke ha scritto la maggior parte dei suoi romanzi e dei suoi saggi scientifici è mantenuto nelle esatte condizioni in cui lo scrittore l'ha lasciato

Per chi conosce Clarke, si tratta della celebre "ego chamber," come l'aveva battezzato lui stesso con un gioco di parole con l'espressione "echo chamber". Lo studio è pieno zeppo di attestati, certificati, targhe, premi vinti, foto con dedica e cimeli assortiti che ribadiscono quanto geniale e influente sia stato Clarke – una "camera dell'ego" del tutto appropriata per chi era stato soprannominato proprio "Ego" dai suoi amici.

Il telescopio Questar accanto al vecchio Mac che a volte faceva le bizze come Hal 9000...

...le fotografie della sua famiglia adottiva, il suo primo telefono cellulare, un dinosauro robot...

...dozzine di edizioni di 2001: Odissea nello Spazio...


...l'attestato per la nomination agli Oscar 1969 per la sceneggiatura del film... 

…i ricordi e gli omaggi degli astronauti dell'Apollo 11, incluso un libro di Neil Armstrong con dedica accanto a un pezzettino di pietra lunare appicciato col nastro adesivo. 


Perfino una foto con dedica di Elizabeth Taylor: "Al Dottor Arthur C. Clarke, possa il tuo futuro essere sempre primavera." 

La casa non è propriamente un museo: è aperta al pubblico e può essere visitata facendone richiesta alla Fondazione, ma è più come andare a trovare Clarke in absentia che visitare un museo. È una formula ibrida, mi ha spiegato Rohan: l'unica possibile in effetti; se fosse un museo inserito nelle guide turistiche del paese avrebbe più visitatori e sarebbe difficile mantenere la sicurezza del luogo e dei ricordi presenti. In questo modo invece si viene accolti da Rohan come sarebbe stato anche con Clarke in vita, si è accompagnati di sopra al suo studio, si prende con lui un tè preparato dalla domestica, “with milk and lots of sugar,” proprio come piaceva ad Arthur. 

Rohan racconta volentieri aneddoti dalla sua vita trascorsa con Clarke. Il tavolo nella veranda che si affaccia sul giardino è dove lo scrittore faceva colazione; nell'angolo a sinistra, sotto la siepe, ci sono le lapidi degli animali domestici: cinque cani e una scimmietta. "Un incubo," la ricorda Rohan, il cui primo lavoro fu proprio quello di prendersi cura della bestiolina. "Più che altro cercare di contenerla. I vicini si lamentavano continuamente, rubava tutti gli spazzolini da denti." "È una voce niente male da mettere sul curriculum," gli ho detto: "domatore di scimmie." 

All'altro angolo del giardino c'è una statua in cemento di un Tyrannosaurus Rex. "Quello è Tyron. Arthur l'ha visto una volta in un negozio di un paesino al nord e non smetteva di parlarne, finché non mi è toccato prendere un furgone e andare fin lassù a a comprarglielo e metterlo in giardino. Una faticaccia che non ti dico." (Le vite degli assistenti personali dei geni si assomigliano un po' tutte, ho pensato tra me e me.) 

Avevo con me una copia di 2001 tra Kubrick e Clarke per entrare nella ego chamber con le giuste credenziali (più seriamente, per mandare una foto a Simone Odino). Colpito dalla gentilezza di Rohan, e incoraggiato dalla sua curiosità per la storia di creatività e baruffe che il libro racconta e che lui non conosceva, ho deciso di regalargliela. "Aspetta un attimo," mi ha detto Rohan, prima di andare ad aprire un cassetto e scartabellare dentro una scatola. "Ecco, questo è per te." 

"Un'insalata, una macedonia..." leggevo dallo scontrino. "È il pasto di quella giornata, nel ristorante dove Arthur andava sempre, al mare." "Fish and chips! Come ogni bravo inglese. E gelato alla fragola per chiudere." "Ti avevo detto che aveva un debole per i dolci." 

È stato un pomeriggio emozionante. La casa, ormai vuota, è piena dell'affascinante presenza di Clarke. 

Sulla via dell’uscita, attraversando la camera da letto, Rohan ha tirato un lembo della coperta per togliere una grinza. 

31 maggio 2023

Overlooked! Un videosaggio su Shining

C’è una cosa alquanto strana in Shining di Stanley Kubrick, un dettaglio che molto probabilmente non avete mai notato. 

Eppure c’è, dappertutto nel film. È bizzarro, e soprattutto inquietante. Che cosa significa? 

Overlooked! è il mio primo videosaggio. Dopo la serie Cracking the Kube che presenta i miei saggi accademici, ho deciso di realizzare un video su un dettaglio di Shining che da anni mi inquieta. A differenza degli altri miei lavori basati sui documenti d'archivio, questo ha un taglio più interpretativo, ed è una sorta di piccola lezione di grammatica cinematografica. 

Spero vi piaccia. 


C'è anche una versione testuale, per Twitter. Anche se è in inglese, contiene delle GIF piuttosto fiche, tipo questa: 


Come direbbe lui, "Vacci a dare un'occhiata!

Il video è anche in versione inglese, per chi lo preferisse: 



Fatemi sapere che ne pensate nei commenti. Come dico nel video, sono curioso di sentire la vostra idea sul perché c'è questo apparente errore lungo tutto il film. 

© 2001-2011 ArchivioKubrick