Blog

01 novembre 2023

Un tè con Arthur Clarke

La visita alla casa di Arthur C. Clarke è stata una tappa imprescindibile del mio recente viaggio in Sri Lanka. 

Lo scrittore di fantascienza si era trasferito a Colombo, la capitale del paese, a metà degli anni '50 per sfuggire dal pessimo clima inglese e dedicarsi alle incursioni subacquee, altra sua grande passione. Ha vissuto in questa casa per gran parte della sua vita. 

Dopo la morte di Clarke nel marzo del 2008, il suo assistente personale Rohan De Silva ha creato una Fondazione a suo nome per custodire la memoria e la presenza dello scrittore nel luogo in cui ha vissuto. In particolare, lo studio dove Clarke ha scritto la maggior parte dei suoi romanzi e dei suoi saggi scientifici è mantenuto nelle esatte condizioni in cui lo scrittore l'ha lasciato

Per chi conosce Clarke, si tratta della celebre "ego chamber," come l'aveva battezzato lui stesso con un gioco di parole con l'espressione "echo chamber". Lo studio è pieno zeppo di attestati, certificati, targhe, premi vinti, foto con dedica e cimeli assortiti che ribadiscono quanto geniale e influente sia stato Clarke – una "camera dell'ego" del tutto appropriata per chi era stato soprannominato proprio "Ego" dai suoi amici.

Il telescopio Questar accanto al vecchio Mac che a volte faceva le bizze come Hal 9000...

...le fotografie della sua famiglia adottiva, il suo primo telefono cellulare, un dinosauro robot...

...dozzine di edizioni di 2001: Odissea nello Spazio...


...l'attestato per la nomination agli Oscar 1969 per la sceneggiatura del film... 

…i ricordi e gli omaggi degli astronauti dell'Apollo 11, incluso un libro di Neil Armstrong con dedica accanto a un pezzettino di pietra lunare appicciato col nastro adesivo. 


Perfino una foto con dedica di Elizabeth Taylor: "Al Dottor Arthur C. Clarke, possa il tuo futuro essere sempre primavera." 

La casa non è propriamente un museo: è aperta al pubblico e può essere visitata facendone richiesta alla Fondazione, ma è più come andare a trovare Clarke in absentia che visitare un museo. È una formula ibrida, mi ha spiegato Rohan: l'unica possibile in effetti; se fosse un museo inserito nelle guide turistiche del paese avrebbe più visitatori e sarebbe difficile mantenere la sicurezza del luogo e dei ricordi presenti. In questo modo invece si viene accolti da Rohan come sarebbe stato anche con Clarke in vita, si è accompagnati di sopra al suo studio, si prende con lui un tè preparato dalla domestica, “with milk and lots of sugar,” proprio come piaceva ad Arthur. 

Rohan racconta volentieri aneddoti dalla sua vita trascorsa con Clarke. Il tavolo nella veranda che si affaccia sul giardino è dove lo scrittore faceva colazione; nell'angolo a sinistra, sotto la siepe, ci sono le lapidi degli animali domestici: cinque cani e una scimmietta. "Un incubo," la ricorda Rohan, il cui primo lavoro fu proprio quello di prendersi cura della bestiolina. "Più che altro cercare di contenerla. I vicini si lamentavano continuamente, rubava tutti gli spazzolini da denti." "È una voce niente male da mettere sul curriculum," gli ho detto: "domatore di scimmie." 

All'altro angolo del giardino c'è una statua in cemento di un Tyrannosaurus Rex. "Quello è Tyron. Arthur l'ha visto una volta in un negozio di un paesino al nord e non smetteva di parlarne, finché non mi è toccato prendere un furgone e andare fin lassù a a comprarglielo e metterlo in giardino. Una faticaccia che non ti dico." (Le vite degli assistenti personali dei geni si assomigliano un po' tutte, ho pensato tra me e me.) 

Avevo con me una copia di 2001 tra Kubrick e Clarke per entrare nella ego chamber con le giuste credenziali (più seriamente, per mandare una foto a Simone Odino). Colpito dalla gentilezza di Rohan, e incoraggiato dalla sua curiosità per la storia di creatività e baruffe che il libro racconta e che lui non conosceva, ho deciso di regalargliela. "Aspetta un attimo," mi ha detto Rohan, prima di andare ad aprire un cassetto e scartabellare dentro una scatola. "Ecco, questo è per te." 

"Un'insalata, una macedonia..." leggevo dallo scontrino. "È il pasto di quella giornata, nel ristorante dove Arthur andava sempre, al mare." "Fish and chips! Come ogni bravo inglese. E gelato alla fragola per chiudere." "Ti avevo detto che aveva un debole per i dolci." 

È stato un pomeriggio emozionante. La casa, ormai vuota, è piena dell'affascinante presenza di Clarke. 

Sulla via dell’uscita, attraversando la camera da letto, Rohan ha tirato un lembo della coperta per togliere una grinza. 

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Complimenti per la tua immutabile competenza e passione che hai sul pianeta kubrick e relativi "satelliti" come quest'ultima chicca!

Saluti da Silvio (uno dei primi primordiali aiutanti della tua creatura internettiana!)

Filippo Ulivieri ha detto...

Ciao Silvio! Bentornato! Grazie del commento e del sempreverde interesse verso AK e dintorni!

© 2001-2011 ArchivioKubrick