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10 luglio 2026

Kubrickismi!

Avete un dubbio che vi attanaglia? Una curiosità da soddisfare? Una questione su cui vi arrovellate? Un dilemma che non vi fa dormire la notte? Niente paura, è arrivato KUBRICKISMI, la rubrica di ArchivioKubrick che risponde a tutte le vostre domande sulla vita e il cinema di Stanley Kubrick. 

Praticamente è un "tutto quello che avete sempre voluto sapere su Stanley Kubrick ma non avete mai osato chiedere." Da qualche settimana sul canale YouTube potete trovare le video-chiacchierate con amici e appassionati di Kubrick che hanno osato chiedere. 

Il caro amico e collega Valerio Sbravatti si è prestato a fare da cavia in un episodio pilota per testare il format, chiedendomi un approfondimento sul finale di Eyes Wide Shut scritto da Frederic Raphael con l'invenzione del personaggio di Victor Ziegler. 

Il divulgatore Nicolò Natali ha voluto dare uno sguardo dentro al laboratorio creativo di Stanley Kubrick per capire come e quanto cambiava un suo film dalla fase di sviluppo all'uscita in sala. 

L'amico e docente di design Gianni Denaro mi ha chiesto di parlare dei costumi nei film di Kubrick e del suo rapporto con Milena Canonero. 

Maurizio Caschetto, esperto di colonne sonore e curatore del sito The Legacy of John Williams è stato ospite di Kubrickismi per parlare dell'uso della musica nei film di Kubrick: 

La chiacchierata con Maurizio, particolarmente ricca, proseguirà nel quarto episodio con un focus sulla musica di John Williams e l'incontro a distanza tra il compositore e Kubrick per il film A.I. Intelligenza Artificiale. Nel corso della puntata parlerò anche del finale del film, sconfessando chi ha sempre pensato che la proverbiale saccarina spielberghiana abbia rovinato l'algida visione futuribile di Kubrick. Non mancate. 

Prossimamente: un video sulle scene tagliate dei film di Kubrick grazie a una domanda di Lorenzo Freglio del canale Bobine Perdute

E voi, cosa aspettate? Scrivetemi per partecipare a un prossimo Kubrickismo! 

09 aprile 2026

Nuova copertina per Sulla Luna con Stanley Kubrick

Nuova veste per Sulla Luna con Stanley Kubrick! Pronta per il debutto al Salone del Libro, ecco la nuova copertina realizzata da Marco Petrucci • Testi Manifesti. La gioia di farsi fare le cose da chi si ammirava da un sacco di tempo. 

Per coloro che verranno a trovarmi a Torino e per chi acquista questa nuova edizione in prevendita, in regalo una esclusiva Appendice di 12 pagine con le recenti, bizzarre evoluzioni dell’immagine pubblica di Kubrick che minacciano di generare dei mostri (non sacri). 

Prezzo speciale di 25€, oppure ancora più speciale di 30€ in bundle con la nuova edizione di 2001 tra Kubrick e Clarke (dico, risparmiate 13€. Mi voglio rovinare! – dicevano nel secolo scorso). Scrivetemi per i dettagli di pagamento e spedizione. Grazie e ci vediamo a Torino, 14-18 maggio! 


02 aprile 2026

Stanley Kubrick al Salone del Libro di Torino

Cari, i miei due ultimi libri, 2001 tra Kubrick e Clarke e Sulla Luna con Stanley Kubrick, sono stati selezionati per lo stand self-publishing della 38ª edizione del Salone del Libro di Torino

Per l’occasione, 2001 tra Kubrick e Clarke esce in una nuova edizione illustrata, arricchita da una prefazione di Dan Richter, coreografo del film e interprete dell’ominide Moonwatcher; Sulla Luna con Stanley Kubrick sfoggia una nuova copertina, realizzata da Marco Petrucci • Testi Manifesti, e ha una Appendice di 12 pagine sulle recenti evoluzioni dell’immagine pubblica del regista. 

Dal 14 al 18 maggio mi trovate al Lingotto Fiere. Venite a trovarmi al padiglione del Self-Publishing per acquistare le nuove edizioni, ricevere due segnalibri esclusivi in regalo e fare due chiacchiere sul nostro regista preferito (e su tutti gli altri). Non vedo l’ora! 

È già possibile acquistare in prevendita le nuove edizioni: 2001SKACC a 15€SLCSK a 25€, entrambi a 30€. Se non potete venire a ritirarle al Salone, le spedirò al vostro indirizzo. Mandatemi un’email o contattatemi sui social per i dettagli. 

Intanto, questa è la mia pagina sul catalogo online del Salone.

Grazie!


08 gennaio 2026

L'edizione Criterion di Eyes Wide Shut

Ho finalmente avuto modo di dare un’occhiata all’edizione Criterion di Eyes Wide Shut, con il nuovo trasferimento da negativo e colorimetria supervisionata dal direttore della fotografia Larry Smith. Nella confezione ci sono tre dischi: il film in formato 4K UHD, il film in formato Blu-ray HD, e un disco di extra — alcuni nuovi, altri ereditati da precedenti edizioni. 

Non posso valutare la resa dei colori nel 4K perché il mio lettore sul Mac non gestisce bene il formato. Mi baso quindi sul blu-ray standard, da cui derivano le capture qui presenti (che per le solite questioni di capture, schermi e compressioni varie risultano meno vivide che nel lettore – ma un'idea sui colori la danno.

Devo dire che l’ho trovato un bel trasferimento, con moltissima grana (pure troppa in certe inquadrature in interno) e colori molto vividi e saturi. Pur mantenendo il punto di uno dei miei post precedenti (ossia, non c’è una versione giusta o di riferimento per Eyes Wide Shut perché Kubrick è morto prima di occuparsi della gradazione del colore), questo trasferimento mi ha ricordato gli aspetti migliori della copia in pellicola recentemente vista a Udine con un sovrappiù di definizione e precisione. 

Non ho neppure visto questo temuto tono verde-azzurro (in inglese teal) di cui si vocifera su internet. I bianchi sono bianchi, i riflessi dati dalle luci blu sono coerentemente blu o azzurri. Un’impressione di verde, se proprio bisogna andare a trovarla, c’è nelle scene diurne ma appunto l’ho percepita perché ero prevenuto e determinato a notarla — nulla che disturbi la visione, insomma. Al solito, internet si dimostra ormai un luogo perduto di polemiche e fanatici che sempre più raramente trova corrispondenza nella realtà dei fatti. 

La differenza più marcata si ha con le precedenti edizioni video Warner — tutte quante, dalle VHS e i DVD del 2000 fino ai Blu-ray del 2011 in avanti — non solo per il ripristino della grana che era stata del tutto eliminata digitalmente da quei trasferimenti ma soprattutto per la correzione di quel tono color pesca onnipresente che scaldava l’intero film a tal punto che il bianco delle pareti era rosa. Includo in fondo due fotogrammi del Blu-ray Warner per rapido e illuminante confronto. (Sui colori la Warner non è nuova a pastrocchi, peraltro sempre al gusto pesca: la palla da tennis rosa di Shining resta a epitaffio.)

In conclusione direi che in questo trasferimento Criterion è tutto a posto: il film si presenta al suo meglio, in una versione non così lontana dalla pellicola come si diceva, senza particolari morsi del famigerato “teal monster” tanto alla moda e con una grana così evidente che mi ha ricordato i fotogrammi promozionali del film che furono distribuiti alle riviste nel 1999 (sono quelli stampati nel libro di Michel Ciment della Rizzoli). Un trasferimento non rivoluzionario, insomma, che più che altro corregge le brutte edizioni “glassa alla pesca” della Warner. 





27 dicembre 2025

Sul rivedere Eyes Wide Shut (e sui complotti)

Questo è un post sul rivedere Eyes Wide Shut per intero. (E, ahimè, sulle teorie del complotto dopo un recente articolo di Vulture che indagava quanto c’è di vero in tali idee — senza però interrogarsi sul perché siano nate: per capirlo, vi rimando al capitolo su EWS in Sulla Luna con Stanley Kubrick.)

Come ormai saprete, venerdì 19 dicembre si è tenuta al cinema Visionario di Udine una serata dedicata a Kubrick, con la presentazione del mio libro Sulla Luna con Stanley Kubrick e una proiezione eccezionale di Eyes Wide Shut in pellicola 35mm, una copia stampata nel 1999 per la distribuzione italiana e ora gentilmente messa a disposizione dalla Cineteca del Friuli. 

Non rivedevo il film per intero da parecchio tempo, e nel frattempo ho studiato i sottotesti complottisti che ci si sono incrostati sopra: illuminati, denuncia delle élite di potere, premonizioni di Epstein, pedofilia rituale e compagnia brutta. Ed è stata una visione sorprendente: tornare al film sapendo quel che del film si dice di recente è uno shock. 

È uno shock perché non c’è nulla, assolutamente nulla nel film che supporti o anche solo provochi tali letture complottiste. Sì, certo, c’è la sequenza dell’orgia di potenti mascherati, che “se ti dicessi i loro nomi non dormiresti più tranquillo,” ma poi? Nient’altro. È una parte infinitesimale di un racconto-fiume tutto incentrato sulla coppia, o meglio sulle certezze in caduta libera del maschio arrapato e stolido. Per forza che si inventano quei famigerati 24 minuti censurati e fatti sparire. Senza, il complotto non regge mica. 

Davvero, basterebbe rivedere il film per accorgersi di come le letture sulle perversioni del potere siano pretestuose, appicciate all’opera per malafede, ignoranza, pigrizia e gusto del “io sì che so le cose”, tenute in piedi dalla mitologia kubrickiana del vate sapiente che tutto sa e tutto rivela agli adepti del suo culto. Suvvia. Davvero vi serviva Kubrick per pensare che i super ricchi paghino le meglio prostitute per i loro festini di sesso acchittato? Cosa sarebbero ricchi a fare, sennò? Quando puoi comprare tutto, tutto ti diventa merce, esseri umani inclusi — capirai che verità rivelata. Mi pare proprio l’ovvio, sia come archetipo che come dato di fatto, da che mondo è mondo. 

Naturale che gli americani, ossessionati da sempre dai complotti (ci sono studi che rintracciano la paranoia come cifra standard del loro dibattito politico già nel 1800, per dire), non possano non vedere in Kubrick il paladino della verità rivelata. (Mi viene in realtà da ridere quando sento fare questi discorsi da gente italiana: vi siete già scordati del Bunga Bunga? È la stessa cosa.) 

Il meccanismo è quello che ha trasformato Shining da film dell’orrore psicologico a un congegno mistico che irradia sapienza ma solo agli iniziati: appendere un’idea esterna (estranea) a uno dei ganci che il film offre. E non vorrei che proprio Shining fosse in effetti l’origine della fandonia dei 24 minuti censurati di Eyes Wide Shut: mi hanno fatto notare all'incontro a Udine che 24 sono i minuti tagliati da Kubrick tra la versione americana di Shining (144 minuti) e quella internazionale (120). Taaac, tutto torna! 

PS: sono contento che a Vulture siano riusciti a stanare Avery (a me non aveva risposto) e l’hanno mostrato per quel che è: un complottaro che come tutti brama conferme per le sue balzane idee e, quando non le trova, come tutti se le inventa. 

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