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21 giugno 2013

Fear and Desire nei cinema italiani

Grazie alla collaborazione tra QMI e Minerva Pictures, arriva per la prima volta nelle sale cinematografiche italiane il primo lungometraggio di Kubrick, Fear and Desire. Il film sarà in sala il 29, 30 e 31 luglio.

Il comunicato stampa non menziona se il film sarà in lingua originale sottotitolato o se è stato doppiato per l'occasione. Anche la pagina Facebook di Minerva non dà altre notizie. Tuttavia il trailer distribuito su Youtube contiene un paio di battute dal film recitate in italiano, quindi...



Aggiornamento 12.07.2013: a dar fede a questo articolo, il film è stato doppiato per la prima volta in italiano. Dovrei andare a vedere il film in anteprima a Capalbio Cinema il 17 luglio, vi faccio sapere.

19 commenti:

Smyslov ha detto...

Peccato per il probabile doppiaggio, ma è comunque un evento.

nessuno2001 ha detto...

Ti dirò, tra le due ipotesi preferisco doppiato. In lingua originale già lo conosciamo, abbiamo anche l'edizione della Mondo HE con i sottotitoli italiani. Sarei curioso di vederlo al cinema e sentirlo in italiano, come una qualunque distribuzione in sala. Poi, se vogliamo discutere della qualità del doppiaggio, la voce stentorea del trailer e quella battuta del soliloquio non fanno certo ben sperare... Ne riparliamo tra una settimana.

Smyslov ha detto...

Capisco il tuo punto di vista, ma devo confessare di essere fra quelli che vedono il doppiaggio come una stampella per spettatori pigri (e qui mi sento più in sintonia con Godard che con Kubrick). Oltretutto è vero che conosciamo già la versione originale, ma non conosciamo la versione originale proiettata in un cinema (che è cosa diversa). Ma se ne riparla tra un mese o tra una settimana?

nessuno2001 ha detto...

La mia posizione sul doppiaggio, probabilmente influenzata dalle illuminanti chiacchierate con Mario Maldesi, è che sia un elemento indispensabile non solo alla riuscita economica di un film nei paesi stranieri (e già questo lo giustificherebbe, perché il cinema è sì arte ma anche industria) ma anche e soprattutto un'operazione culturale, una traduzione come quella dei libri. Penso che non si debba chiudere frettolosamente la questione doppiaggio dicendo "basta un po' di allenamento e i sottotitoli non distraggono più" perché il cinema è un'esperienza immersiva, emotiva più che cerebrale almeno nella prima visione, e meno filtri ci sono tra l'opera e lo spettatore e maggiore è l'impatto di quell'opera, e più duraturo.

Adesso è vero che i tempi sono cambiati, che il doppiaggio è in media qualitativamente mediocre (per non dire di peggio), che c'è un'offerta maggiore di film in lingua grazie a internet e alle serie TV, ma resto dell'idea che, almeno la prima volta, un film vada visto doppiato nella propria lingua.

Poi OK, questo è un caso limite di un film mai distribuito prima, però ecco, preferisco che esista un doppiaggio italiano per Fear and Desire, e se la Minerva si è presa la briga di farlo, bene così.

Anzi, a maggior ragione per come la vedo io è meglio vedere Fear and Desire per la prima volta sul grande schermo come se fosse distribuito normalmente doppiato in italiano: avrà un impatto emotivo maggiore e lo giudicheremo come film, dimenticandoci (se il doppiaggio è fatto bene) che stiamo assistendo a un'operazione filologica.

E infine, per restare in casa, lo stesso Kubrick per la rassegna del 1997 seguita al Leone d'Oro alla Carriera impose con fermezza la versione doppiata dei suoi film, contro tutta l'organizzazione della Biennale che voleva proiettare le copie originali coi sottotitoli pensando di fargli un favore. (Spassose le dichiarazioni incazzatissime di Micciché che dava del pazzo masochista a Kubrick e spergiurava di non volerci mai più avere a che fare.)

Ovviamente volevo dire tra un mese. Blogger non permette di modificare i commenti già pubblicati ma solo di buttarli, e non avevo voglia di riscrivere tutto daccapo per correggere la svista.

Smyslov ha detto...

Provo a sintetizzare le ragioni principali che mi fanno sempre preferire un film sottotitolato ad uno doppiato:

1)siamo senz'altro d'accordo: il cinema è un'esperienza immersiva ed emotiva, ma penso che il doppiaggio, più che favorire quest'esperienza, rappresenti invece un ostacolo. Sentire per l'ennesima volta lo stesso doppiatore che interpreta attori diversi con la stessa intonazione e lo stesso stile recitativo (spesso piatto e stereotipato), più che aiutarmi ad immergermi nel film, mi procura l'orticaria e mi allontana dalla storia.

2)il paragone con la traduzione letteraria è a mio parere fuorviante. Si tratta di un problema del tutto diverso. Un romanzo non può essere fruito in altro modo, c'è il muro della parola da superare. Il film no perché nasce muto ed è sorprendente accorgersi di quante cose ti può rivelare una visione cinematografica per così dire "muta" anche quando si tratta di un film sonoro. Un film di Kubrick senza audio per esempio. O un film di Mizoguchi in lingua originale e senza sottotitoli (per chi, come me, non conosce il giapponese naturalmente). Il film parla anche quando la parola manca, il libro no.

3)L'effetto straniante dato dal contatto con un'altra cultura e un'altra lingua è una componente essenziale dell'esperienza cinematografica. Perché azzopparla con una verniciata di italiano e di italianità? In questo senso sono convinto che proprio il film sottotitolato, e non quello doppiato, sia un'operazione culturale "utile". Parte del nostro provincialismo deriva anche da questa tendenza a ricondurre tutto a "noi", al nostro modo di vivere e naturalmente al nostro modo di parlare. Ma oggi più che mai il cinema è internazionale, un fatto questo che d'altronde è riconosciuto e accettato in tutti i paesi del Nord Europa, ma che fatica ad attecchire nei paesi mediterranei (ma anche negli States e nei paesi asiatici).


4)Kubrick - come molti suoi conterranei del resto - conosceva soltanto l'inglese e questo a mio modo di vedere ha pesantemente influenzato le sue scelte in materia di doppiaggio. Come certamente sai in molti, ieri e oggi, la pensavano e la pensano diversamente. E' sufficiente ricordare il caso di registi che intenzionalmente mettono in crisi l'istituzione del doppiaggio e della parola (pensa a "Un film parlato" di De Oliveira o ai film di Tarantino, soprattutto gli ultimi due, tanto per fare qualche nome).

5)Il cinema, per di più, è anche uno straordinario strumento di apprendimento. Guardare film in lingua originale "insegna". Si imparano le lingue straniere, si acquisisce familiarità con la pronuncia di una lingua che già si conosce o si studia, e soprattutto si impara ad "ascoltare" suoni diversi e sconosciuti. Più in generale si apre la mente alla diversità.

6)Siamo onesti: l'unica vera ragione in favore del doppiaggio l'hai già citata tu ed è il botteghino. Ma siamo sicuri di guadagnarci davvero con i soldi di spettatori che non vanno a vedere un film perché non è nella lingua che parlano abitualmente? Io credo che ci si guadagni a breve termine, ma ci si impoverisca a lungo termine.

Anonimo ha detto...

Stanley Kubrick era un convinto sostenitore del doppiaggio, tanto da supervisionare egli stesso tale processo con un’attenzione all’apparenza inspiegabilmente maniacale - atteggiamento che, peraltro, assumeva riguardo ad ogni aspetto dei propri film. Per uno che considerava il cinema come “arte del visibile” (Bernardi), non era ammissibile che lo spettatore si perdesse in righe e righe di parole in sovrimpressione. Durante il film lo spettatore deve osservare attentamente ciò che avviene all’interno del quadro, senza perdersi in “inutili” letture

Mattia Iandolo ha detto...

A mio umile parere e dalla mia esperienza con film visti in lingua originale (sottotitolati) , l''intensità del film , percepita da uno spettatore "serio" , ne ha risentito di un 5-10% , si sta focalizzando la discussione su una questione a mio parere marginale , anche per il fatto che questo film, dal principio ,non sarà sicuramente per una moltitudine , ma per una ristretta (ristretta nei confronti della totalità) cerchia di spettatori ,dei quali buona parte avranno consumato il dvd del film "cancellato" da Kubrick. Qui l'evento è Fear and Desire sul grande schermo , sottotitolato o doppiato, sicuramente incideranno , ma figuriamoci se adesso mi metto a fare critica per un film , del quale la storia e i dialoghi sono tutti già fissati e rielaborati nella mia testa....:D! Ovviamente se vogliamo poi deviare il discorso come al solito sull'argomento "Business" bhè in quel caso è tutta un altra storia , ma sinceramente a me non interessa.
Un saluto a tutti!

nessuno2001 ha detto...

Rispondendo per punti a Smyslov:

1) gli esempi che fai sono causati da cattivo doppiaggio, non da ogni tipo di doppiaggio. Ultimamente, come dicevo, i film doppiati al cinema causano straniamento perché le voci sono sempre le stesse e i doppiatori non sono solo attori ma anche "personaggi" TV (della serie: vi prego, basta con Pino Insegno!). Il buon doppiaggio invece è un'arte ingrata, perché meglio è fatto e meno lo si percepisce.

2) il film parla anche quando non ci sono le parole, certo, e anzi ad avercene di più di film che lavorano sulla grammatica specifica del cinema. Nondimeno i film hanno anche i dialoghi e quelli sono da tradurre come le righe di un libro. Il paragone è certo superficiale, eppure se leggo un libro in inglese lo faccio per divertimento, istruzione, curiosità, e non riesco a entrare nella storia perché non ho sufficienti competenze linguistiche: capisco cosa c'è scritto ma penso alla lingua, non mi risulta naturalmente trasparente. Stessa cosa coi sottotitoli italiani di un film straniero: sono una stampella, al più.

3) La vernice di italianità è di nuovo causa di cattivo doppiaggio. Un film straniero risulta comunque alieno, tanto o poco a seconda di quanto la cultura che l'ha prodotto è lontana dalla nostra. Se penso a un film giapponese che conosco, L'impero dei Sensi di Oshima, non mi risulta poco giapponese perché l'ho visto doppiato. Il doppiaggio è un'operazione culturale perché avvicina opere straniere altrimenti incomprensibili, specie essendo più facile che la lettura dei sottotitoli. Il pubblico è sempre e comunque pigro, e gli si deve andare incontro. Saranno poi quelli più curiosi a domandarsi "ma la versione originale?" Se non se lo domandano, non è grave. Per mantenere il paragone coi libri, non è che siccome leggo Murakami in italiano lo apprezzo di meno. Non potrei fare altrimenti.

4) Ogni regista la pensa come vuole, avendo la sua personale visione del mezzo cinematografico. C'è chi considera il doppiaggio un male necessario, chi lo detesta e osteggia, chi lo considera un momento indispensabile. Kubrick era tra questi ultimi. Non voglio comunque dire che se lo diceva lui aveva ragione per tutti. Portavo il suo esempio solo come caso di maggior interesse al nostro pubblico potenziale.

5) Quello che dici è vero, ma non penso valga per la fruizione cinematografica propriamente detta: vedere un film è sì anche imparare, ma successivamente. Non si può eliminare o anche solo bypassare il fatto che il cinema è arte e come tale va fruito. Se guardo la Gioconda e come prima cosa penso all'innovazione dello sfondo sfumato che per la prima volta rivela la presenza del pulviscolo atmosferico non sto rendendo un buon servizio a Leonardo (e sono anche di molto arido :)

6) Non condivido l'atteggiamento piuttosto comune di guardare con la puzza sotto il naso i soldi o l'aspetto economico del cinema. Significa non aver capito cosa è il cinema. E' industria tanto quanto è arte. Se un film non incassa, il regista avrà meno libertà nel film successivo. Se un film fa i fantastiliardi al botteghino, è indice di successo non solo economico ma culturale.

nessuno2001 ha detto...

[Costretto a dividere in due per limiti di Blogger]

Aggiungo una considerazione finale: coi DVD che permettono la visione del film con l'audio originale sottotitolato nelle varie lingue è chiaro che il pubblico sta evolvendo e sta imparando il valore della diversità anche linguistica. Tuttavia mi dispiacerebbe molto se, a causa di questo ma probabilmente più a causa del fatto che il doppiaggio costa più del sottotitolaggio, questa pratica andasse a scomparire. Davvero trovo che senza la fruizione trasparente e immersiva del film doppiato non si possa davvero vedere un film. Un annetto fa ho visto la miniserie Black Mirror (stupenda), in inglese sottotitolata in inglese: ho una discreta competenza linguistica e non ho avuto problemi a comprendere l'opera, utilizzando i sottotitoli ogni tanto, per casi minimi di battute che non avevo colto; di recente ho rivisto alcuni episodi doppiati in italiano e devo ammettere di averli davvero capiti solo in quel momento. Non si tratta di aver colto sfumature prima sfuggite, o di aver compreso meglio il tutto: si tratta di esser stato colpito emotivamente dall'opera che è arrivata senza alcun filtro o ostacolo al mio cervello. Prima si trattava di una comprensione intellettuale.

Via, Frankenstein Junior coi suoi "therewolf" fa meno ridere del "lupo ululà, castello ululì", anche se il gioco di parole inglese è sublime mentre la resa di Maldesi è meno raffinata. Senza contare poi i riferimenti linguistici e culturali propri del paese di origine che vanno perduti se non sono tradotti adeguatamente col parlato. Non è una mera traduzione delle parole, ma di quel che sottintendono o di quello a cui si riferiscono, e leggerle sui sottotitoli appesantisce tremendamente la fruizione fino a renderla un laborioso processo mentale.

nessuno2001 ha detto...

Ciao Mattia! Grazie del commento. Certo, ai fini di Fear and Desire per la prima volta in sala la discussione sull'opportunità culturale del doppiaggio è assolutamente sproporzionata. Però ci sono talmente poche discussioni sul blog che non mi pareva vero alimentarne una! :)

Relativamente a F&D si potrebbe anche dire che in casi di recupero filologico di vecchi film la sottotitolatura (il sottotitolaggio?) può anche essere un pregio che, aumentando l'impressione di esoticità dell'opera, funziona come asset di marketing per il pubblico. Magari averlo doppiato viene percepito come un appiattimento di un'opera perduta e una diminuzione del fascino da oggetto misterioso, e quindi invoglia di meno.

Senza contare poi la velleità del pubblico che a volte vuol sentirsi acculturato e va alla ricerca di opere misconosciute o difficili solo per darsi un tono.

Ah, la psicologia applicata al marketing! :)

Mattia Iandolo ha detto...

DI NULLA PER IL COMMENTO.
Per il resto posso dire che sono al quanto RINTRONATO da tantissimi fattori. Quello che scrivi della "psicologia applicata al marketing" non fa una piega , posso solo riscontrare quanto hai detto nella realtà e farmi una risata sulla tua penultima affermazione (hahaha...quanto è vera!) Un domanda su quanto hai detto però devo inevitabilmente porla. Quello che mi chiedo è se, a volte, le nostre supposizioni non vanno troppo oltre. Quanto dici ,secondo te, lo applicheranno anche ad un film che andrà in sala in un periodo abbastanza morto( gli ultimi di luglio) , solo per tre giorni , mentre, la maggior parte delle persone , già sono con la testa all'estate e con le vacanze già organizzate , inoltre, un film in bianco e nero che, già di per se "oggi" ,perde più della metà degli spettatori ipnotizzati da effetti speciali e quant'altro e , infine , siamo quasi a luglio e mi chiedo quanto sarà pubblicizzato questo film? Ti dico il mio pensiero scherzosamente: Inizio a vedere questa iniziativa come un regalo per noi kubrickiani DOC....hahahaha:D!
Un saluto Mattia!

nessuno2001 ha detto...

Per ora, a parte il comunicato stampa ripreso da diverse testate e il trailer messo su Youtube, non ho visto altre operazioni promozionali. E' tutta una questione di soldi: dipende da quanti ne hanno a disposizione, sia per doppiarlo che per promuoverne la distribuzione in sala. Sicuramente il periodo non è dei più redditizi, anzi. Spero comunque che ci guadagneranno, e io andrò a dargli i miei soldi, in modo che continueremo ad avere più film in sala.

Mattia Iandolo ha detto...

Anche io ;)!

Smyslov ha detto...

Butto giù ancora qualche riga non certo per convincerti, ma per continuare questa piacevole discussione visto che su questo punto siamo su posizioni diametralmente opposte :)

Per quanto mi riguarda non è un problema di qualità del doppiaggio, ma del doppiaggio in sè, come pratica. Avete mai provato a guardare un film con Al Pacino doppiato in arabo? O un film sudamericano doppiato in tedesco? Quando il film è doppiato in una lingua che non è la nostra è molto più agevole rendersi conto dell'innaturalità di questo procedimento. Il doppiaggio asfalta le sfumature, le diversità, le particolarità, anche in film che mettono al centro proprio questi elementi (faccio l'esempio di "Babel", solo perché è abbastanza clamoroso). La valutazione della qualità del doppiaggio mi interessa davvero poco, perché non vado al cinema per apprezzare il lavoro del doppiatore, ma per vedere il film.

La lingua è l'espressione principale di una cultura. Leggere un testo in traduzione è sempre un compromesso. Nessun critico serio si sognerebbe di lavorare, che so, sulla traduzione della Commedia invece che sul testo originale italiano. Come si può pensare di apprezzare Omero senza conoscere il greco antico? E come si può pensare di lavorare sulla Grecia antica senza conoscere il greco? Non voglio certo paragonare Murakami a Omero, ma è evidente che qualcosa va perso quando siamo costretti a ricorrere ad una traduzione. Nel caso di Murakami ben poco (a me personalmente non piace, se non si era capito :)), ma nel caso di autori come Eliot o Goethe o Cervantes, la perdita è enorme!

Ho sentito inoltre dire più volte che i sottotitoli "distrarrebbero" dall'esperienza cinematografica vera e propria. Ma perchè? Il nostro cervello è abilissimo nello svolgere più compiti contemporaneamente. Il fatto di guidare un'automobile non mi impedisce di conversare piacevolmente con il passeggero seduto al mio fianco, nonché di leggere i cartelli stradali, di ammirare il paesaggio o di ascoltare la radio.

Buona settimana a tutti e grazie per la chiacchierata.

nessuno2001 ha detto...

Ti scagli contro la traduzione, ogni traduzione in realtà, ma anche i sottotitoli sono una traduzione.

Tradurre è una necessità, non solo economica ma anche culturale: nessuno può arrivare a conoscere tutte le lingue del mondo e solo con la traduzione è possibile leggere libri o vedere film stranieri. Certamente ogni traduzione è una perdita, e il bravo traduttore lo sa e deve mediare, fare compromessi, reinventare a volte. E' davvero un'operazione ponte. Anche il doppiaggio ha la stessa natura, e se è fatto bene è come una buona traduzione: non te ne accorgi.

I film, a differenza dei libri, hanno anche la versione intermedia dei sottotitoli, che traducono alla svelta il senso di una battuta, ma non il suo vero significato. C'è un limite massimo di parole che si possono mettere nei sottotitoli, e un insieme ridotto di parole che sono leggibili alla svelta: da un lato si usano meno parole, dall'altro si usano sinonimi più semplici per termini complessi. Tendenzialmente la traduzione per i sottotitoli è una semplificazione del dialogo. Ho avuto modo di vedere quelle per i film di Kubrick fatte da Aragno/Maldesi, e sono diverse dai dialoghi da loro tradotti e diretti per i doppiatori.

Siamo sicuri che sarebbe meglio vedere un film impoverito nei suoi dialoghi? Siamo sicuri che un film i cui dialoghi sono stati semplificati risulti lo stesso film? O anche che risulti altrettanto buono dell'originale così da invogliare lo spettatore a rivederlo?

Sicuramente il doppiaggio è un'approssimazione, come lo è qualsiasi traduzione. Ma al cinema per me resta l'approssimazione migliore.

Grazie di tutti i commenti! :)

Smyslov ha detto...

Forse mi sono spiegato male. Figurati se mi scaglio contro la traduzione: io faccio il traduttore di mestiere : ) La traduzione è fondamentale, è utile, è inevitabile, ma non è il testo originale e se io leggo un libro in traduzione devo essere perfettamente consapevole del fatto che non potrò apprezzarlo quanto un lettore che lo legge in lingua originale.

Hai ragione, i sottotitoli sono un'approssimazione (come il doppiaggio). Ma i sottotitoli lasciano MOLTA più libertà allo spettatore. Libertà di decidere se preferisce leggere o se preferisce provare a capire qualcosa dell'inglese o del francese o del tedesco (o fare entrambe le cose contemporaneamente). Libertà di assistere all'interpretazione originale dell'attore (e non a quella del doppiatore), ma anche libertà di contestare la traduzione offerta nei sottotitoli (a differenza del doppiaggio, che non ci offre alcuna possibilità di confronto).

Grazie a te per i commenti ;)

Mauro ha detto...

D'accordo con Filippo sul discorso del doppiaggio in linea di principio, ma nel caso di Fear and desire avrei voluto il doppiaggio solo se fosse stato fatto all'epoca. Il doppiaggio del 2013 causa solo degli anacronismi tra suono e immagine, come i ridoppiaggi dei vecchi film che, al di là della qualità, non sono davvero credibili.

Anonimo ha detto...

Colgo l'occasione del debutto di FEAR AND DESIRE nei cinema italiani per una proposta: Si potrebbe riuscire a richiedere una visione di 2001 al cinema e nella copia in 70mm? Purtroppo persi quella del 2001 a Melzo e la successiva riedizione del 2009 :-((
Magari valutando se questa proposta abbia un consenso popolare tramite petizione on line...

nessuno2001 ha detto...

Puoi provare a contattare la Warner Italia e vedere che ti rispondono. Facci sapere!

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