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11 maggio 2009

Eyes Wide Shut peggior film di grande regista

Per controbilanciare il "premio" dato ad Eyes Wide Shut un paio di mesi fa dalla rivista Total Film come film più sottovalutato della storia, il programma radiofonico All Things Considered della NPR ha eletto l'ultimo film di Kubrick come vincitore in uno scontro all'ultimo sangue tra trentadue schifezze cinematografiche dirette da grandi registi.

Dopo aver superato tra gli altri La Minaccia Fantasma di George Lucas e Jack di Francis Ford Coppola, Eyes Wide Shut si è battuto contro Alexander di Oliver Stone che nell'altro girone aveva agilmente sconfitto Dune di David Lynch e The Ladykillers dei fratelli Cohen.

La motivazione del premio recita: "Oliver Stone vi dirà che il suo film avrebbe dovuto essere un capolavoro e i devoti appassionati di Kubrick insistono che il suo ultimo film è davvero unico. Per essere davvero il peggiore, piuttosto che semplicemente un brutto film, un'opera deve possedere almeno un'impronta di grandezza. Neppure le più allucinanti sequenze in Persia o in India girate da Stone possono competere con la ridicola solennità di quell'orgia in maschera a Long Island."

Povero povero Eyes Wide Shut, vittima dell'era moderna.

10 maggio 2009

Stephen King ex alcolista

Una biografia su Stephen King in uscita questo mese in Gran Bretagna rivela i lati oscuri della vita del celebre scrittore horror, in particolare le sue continue dipendenze da alcol e cocaina.

L'articolo promozionale della biografia dipinge un quadro sinistro, all'altezza dei migliori romanzi dello scrittore, ma per quel che qui ci compete offre anche una prospettiva autobiografica su alcuni temi che King ha espresso in Shining.

Esasperato dai lavori saltuari che era costretto a cercare per arginare la mancanza di denaro e frustrato dai continui rifiuti delle case editrici ai suoi racconti, King avrebbe confessato di aver provato l'impulso di sfogare la rabbia contro i propri figli: "Volevo afferrarli e colpirli. Anche se non l'ho fatto, mi sentivo colpevole per i miei istinti brutali. Non ero preparato ad essere padre."


Finora sapevamo che l'ambientazione del romanzo era stata ispirata da una vacanza che King aveva fatto con sua moglie in un desolato albergo sulle montagne. Ora sappiamo anche cosa gli frullava per la testa.

02 maggio 2009

Documentario su Veit Harlan

In Germania è stato prodotto Veit Harlan: Im Schatten von Jud Suess, un documentario su Veit Harlan, uno dei più influenti registi del periodo Nazista. Nel 1940 Harlan diresse Suss L'Ebreo, un film che Goebbels salutò dichiarando entusiasta: "Non potevamo augurarci un film antisemita migliore." Talmente potente, il film è tuttora bandito in Germania e le sue proiezioni sono soggette a severe restrizioni. Il regista del documentario ritiene che ancora oggi il film possa avere un notevole fascino sulle fazioni neonaziste: "Il suo potenziale negativo probabilmente supererebbe i benefici che si potrebbero ottenere dal mostrarlo."

Veit Harlan, morto nel 1964, era lo zio paterno di Christiane e Jan Harlan. Il regista del documentario li ha intervistati entrambi, assieme a gran parte dei membri della famiglia ancora in vita. Christiane ha ricordato come Kubrick, di discendenza ebraica, dovette farsi un bicchiere di vodka prima di riuscire a incontrare Veit.

Jan Harlan aveva dichiarato in alcune interviste che Kubrick aveva avuto in effetti l'intenzione di girare un film sulla vita di Veit Harlan e l'incontro tra i due potrebbe essere avvenuto a questo scopo. Negli anni '70 Kubrick aveva intervistato anche la moglie del regista, Kristina Soderbaum, famosa attrice, alla ricerca di particolari sulla vita e l'industria cinematografica sotto il dominio Nazista.

Kubrick è stato attratto dalla Seconda Guerra Mondiale e in particolare dal Terzo Reich per tutta la sua vita. Fin dagli anni '50, durante i primi tentativi di affermarsi nello show business americano, aveva preparato sceneggiature su vari eventi del conflitto europeo (The Bridges at Remagen, The German Lieutenant, The Last Hundred Hours).

Nel 1991 Kubrick aveva trovato un romanzo adatto a fornire una base narrativa ai suoi interessi: iniziò così la preparazione di Aryan Papers, un film che doveva seguire le disavventure di una coppia di ebrei nella Polonia occupata dalle SS. Il progetto restò irrealizzato, anche se una lettera alla costumista Barbara Baum rivela un Kubrick disposto solo ad accantonare il film, non ad abbandonarlo definitivamente ("Non preoccuparti, vedrai che tutto il lavoro non sarà stato invano").

Veit Harlan sarebbe stato un soggetto perfetto per un film di Kubrick: come ricorda il figlio Thomas nel documentario, l'aspetto più oscuro del personaggio era la sua duplicità, essendo "colui che aveva affilato il coltello senza essere davvero un antisemita."

New film explores legacy of Hitler's top director, Dave Graham, The Washington Post 30.04.2009

29 aprile 2009

Biografia di Stanley Kubrick

Ho aggiunto nella sezione Vita del sito una biografia completa di Kubrick scritta in forma di cronologia di eventi. Spulciando gli archivi storici del New York Times, del Los Angeles Times e del Washington Post e scartabellando tra tutte le riviste d'epoca che negli anni ho comprato su eBay, sono andato alla ricerca di articoli e trafiletti riguardanti Kubrick.

Ho poi consultato gli apparati bibliografici dei libri per ulteriori eventi sfuggiti alla stampa ma rintracciati dalle ricerche dei vari autori. Ugualmente, le mie visite al Kubrick Archive di Londra mi hanno permesso di correggere alcuni errori e riempire i vuoti fornendo date esatte sulla stesura degli script, la convocazione dei collaboratori, l'inizio e fine delle riprese.

Potete quindi leggere la più completa cronologia della vita di Stanley Kubrick che comprende informazioni precise sullo stato di avanzamento dei vari film nel tempo, le sceneggiature scritte in gioventù e non realizzate, i rumor usciti dai set durante le riprese degli ultimi film e gli eventi familiari intrecciati alla sua carriera cinematografica.

Insomma, si tratta di una cronologia che include ogni evento rilevante dal 1928 a oggi. Vi ho risparmiato Kubrick che vince un premio per un servizio fotografico il 23 febbraio 1951 e Kubrick che vince una partita di scacchi e si qualifica al girone successivo l'8 dicembre 1952. (ah, la preterizione)

Buona lettura.

22 aprile 2009

Michael Herr su Kubrick

Domenica scorsa, in occasione della pubblicazione italiana della sua biografia Mr Winchell, lo scrittore Michael Herr è stato intervistato per La Domenica di Repubblica. In un articolo di due pagine, Herr racconta sì il suo lavoro per il libro sul primo cronista gossip degli Stati Uniti ma anche e soprattutto il suo rapporto conflittuale con l'esperienza in Vietnam e naturalmente la sua collaborazione con Kubrick per la sceneggiatura di Full Metal Jacket.
"Full Metal Jacket fu in assoluto la fine della linea del fronte del Vietnam per me, la guerra smise di seguirmi dopo tanto tempo," dice. Comprese le attuali guerre in Iraq e Afghanistan. "Non credo alle nostre guerre e non le sostengo. Non seguo i reportage da quei fronti. In realtà non sono interessato alla guerra come soggetto e non seguo molto l'attualità. Niente tv, niente quotidiani, poche riviste e soprattutto su Internet."
Esattamente trent'anni fa, a maggio del 1979, Apocalypse Now vinse la Palma d'oro al Festival di Cannes. Per Herr, due o tre vite fa. "Lavorai ad Apocalypse Now dopo averne visto un breve estratto che trovai fantastico. Ma la ragione principale era che volevo lavorare con Coppola che ammiravo e che mi piacque fin dal primo incontro. Era un progetto di cui volevo essere parte e non mi pentii neanche un secondo di averlo fatto."
Le cose andarono allo stesso modo quando lo chiamò Kubrick. Ma stavolta fu qualcosa di più di un semplice sodalizio artistico. "Non fu mai una questione di soldi. Volevo lavorare con Stanley Kubrick, credevo molto nel progetto. Fin dal nostro primo incontro e per i sei anni che seguirono parlammo di Jung e dell'Ombra. Penso che sia una presenza molto attiva in quasi tutto quello che ho scritto, alla fonte di ogni violenza nel mondo. Rappresenta l'atto di repressione nel comportamento umano. La gente ha sempre una spiegazione razionale, ragionevole, per la violenza che commette. Ma io penso che venga sempre dal lato oscuro..."
L'uomo che raccontò il Vietnam, Dario Olivero, La Domenica di Repubblica, 19.04.2009
Interessante anche l'introduzione alla biografia appena uscita: raccontando la genesi di un libro che lui vedeva più come una sceneggiatura che come una biografia classica e indagando le ragioni per cui fu scartato dai produttori cinematografici, Herr dà una lezione di scrittura per il cinema non comune per uno scrittore che ha flirtato con la settima arte per sole due volte:
Scrivere sceneggiature è una disciplina che impone di subordinare il linguaggio alle immagini. La scrittura descrittiva presente nelle sceneggiature assomiglia più a un diagramma che a un racconto; si tratta di note per il regista, che ne fa il suo strumento di lavoro. Lo scrittore può dare tutte le indicazioni che vuole sul grado di emozione che deve trasparire da una certa battuta, su ciò che riguarda il corpo, l'abito di scena o la luce, ma non può realizzare una messa in scena. E per quanto si possano decantare la potenza e la bellezza di quei brevi frammenti disposti sulla pagina, capaci di riassumere ampie parti di trama che si sviluppano nel corso del tempo, il montaggio è un'esclusiva dei film. [Nella prima stesura di Mr Winchell,] invece di subordinare il linguaggio alle immagini, mi [ero] limitato a sublimarlo, e per giunta senza troppa convinzione. [Ora,] sono riuscito a plasmare il linguaggio in scene per lo più molto brevi, e a far fluttuare le scene sul dialogo; un dialogo animato, da film, almeno nelle mie intenzioni. In Mr Winchell, il dialogo è l'azione, o la maggior parte dell'azione.
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