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30 luglio 2009

Eyes Wide Shut — Edizione speciale

Come per Shining e Full Metal Jacket il film è presentato in un nuovo trasferimento anamorfico col formato d'immagine errato a 1,78:1. Il nuovo master non risolve neppure i problemi del precedente: colori troppo virati su tinte calde con l'effetto di rendere le pareti delle stanze color pesca (al cinema e nel trailer cinematografico allegato nel DVD sono giustamente bianche). Un confronto tra le varie edizioni è su DVDBeaver.

The Last Movie: Stanley Kubrick and Eyes Wide Shut
Lungo documentario di Paul Joyce che racconta la vita e l'ultimo film di Kubrick, presentato in versione accorciata e modificata: circa 7 minuti in meno rispetto a quanto trasmesso in TV, con modifiche più invasive rispetto a quelle subite da The Return of A Clockwork Orange: The Last Movie ha perso tutte le scene in cui in sottofondo si ascoltavano i brani di colonna sonora dai film. Forse per problema di diritti (il che comunque è strano trattandosi sempre di prodotti Warner), le musiche sono state rimpiazzate da esecuzioni diverse dei brani classici oppure, nel caso di composizioni originali (i brani della Pook e di Ligeti), da altre musiche incongruenti con le scene dei film che commentano. Il risultato è che quando i testimoni parlano sopra queste musiche, non è stato possibile salvare le loro voci e le scene sono state eliminate completamente. Manca l'intero incipit su Emilio D'Alessandro e molti frammenti di Tom Cruise, Nicole Kidman, Christiane Kubrick e così via. Per il resto, come scrivevo anni fa, il film, montato malissimo in digitale e con effetti visivi e sonori imbarazzanti, presenta contributi comunque interessanti specialmente in merito alle collaborazioni scartate per Eyes Wide Shut (Candia McWilliam) e Artificial Intelligence (Brian Aldiss, Sara Maitland, Ian Watson).

Lost Kubrick: the unfinished films of Stanley Kubrick
Featurette di Gary Leva che, con la narrazione di Malcolm McDowell e le interviste a Jan Harlan, Sydney Pollack, John Calley, Anthony Frewin e altri, va alla ricerca dei progetti incompiuti del regista, in particolare Napoleon e Aryan Papers. Dovendo raccontare aspetti meno conosciuti di Kubrick, questo documentario risulta informativo e utile: specialmente le testimonianze su Aryan Papers sono notevoli, non essendoci praticamente alcuna letteratura in merito al progetto. Tramite i racconti in prima persona dello scrittore Louis Begley e dell'attore Joseph Mazzello, scelto per la parte del protagonista, scopriamo alcune delle intenzioni di Kubrick e gli aspetti preparatori del film; l'abituale scenografo Roy Walker racconta i viaggi nell'Est Europa alla ricerca delle location e la fedele truccatrice Barbara Daly il provino dell'attrice Johanna Ter Steege.

DGA video acceptance speech
Il discorso di ringraziamento che Kubrick aveva inviato al Directors Guild of America per l'assegnazione del premio alla carriera viene introdotto con divertita sagacia da Jack Nicholson. Sfortunatamente le leggi del 1,78:1 sono così potenti che hanno tagliato lo schermo pieno del video usato da Kubrick per adattarlo al 16/9 panoramico. Non si scappa.

Sono state mantenute nel DVD le interviste realizzate da Paul Joyce a Steven Spielberg, Tom Cruise e Nicole Kidman già presenti nella precedente edizione di Eyes Wide Shut. Gli extra si concludono con i due spot televisivi e il trailer cinematografico. Assente ingiustificato (di nuovo), il teaser trailer che era in effetti l'unico elemento promozionale per il film realizzato da Kubrick.

L'unico extra di qualche importanza e altrimenti irreperibile è Lost Kubrick, un po' poco per preferire questa edizione a quella del 2001.

Le altre recensioni:
  • Introduzione
  • Gli extra
  • Arancia Meccanica
  • Shining
  • Full Metal Jacket
  • 2001: Odissea nello Spazio
  • 29 luglio 2009

    Full Metal Jacket — Edizione deluxe

    Unico film del cofanetto ad essere presentato in edizione disco singolo, Full Metal Jacket soffre dello stesso errore di rapporto d'immagine già descritto per Shining: il video è in 1,78:1 invece che in formato panoramico a 1,85:1 o a schermo pieno 1,33:1, gli unici due formati filologicamente corretti.

    Il nuovo trasferimento è inoltre caratterizzato da colori troppo saturi, non solo rispetto alla precedente edizione ma anche alle copie in pellicola che ho visto in vari festival: Full Metal Jacket ha un look slavato, verdastro, con colori desaturati e una tavolozza molto limitata; questo trasferimento, per quanto preciso e definito, rende il film troppo ricco cromaticamente e in qualche maniera attenua l'affilata potenza delle immagini.

    Commento audio degli attori e di Jay Cocks
    Non sottotitolato, il commento presenta le opinioni di Adam Balwin, Vincent D'Onofrio e Lee Ermey, più quelle dello scrittore Jay Cocks, in un montaggio ben serrato. Mentre gli attori raccontano aneddoti sul dietro le quinte, indicazioni di regia ricevute da Kubrick e soprattutto e inevitabilmente la difficoltà di mantenere la concentrazione e l'energia per un periodo di ripresa grottescamente lungo (16 mesi!), Jay Cocks, che conosceva personalmente Kubrick, fornisce il giusto contesto sulla carriera del regista, il suo stile e l'impatto che Full Metal Jacket ha avuto sulla cultura e la cinematografia mondiale, con osservazioni invariabilmente giuste che meriterebbero di essere trascritte per i posteri (impara, John Baxter!). Riporto qui solo la sua osservazione sul "real vs. interesting" che appare essere un punto nodale della poetica kubrickiana: "Fare qualcosa di realistico era per Stanley solo il punto di partenza. I suoi film si spostano molto velocemente dal reale verso l'interessante, ed ecco che poi proseguono molto oltre l'interessante verso una specie di fascino compulsivo, una creazione totale di una sorta di mondo parallelo." Come per Arancia Meccanica, un'ottima traccia audio, meno divertente ma altrettanto informativa e rivelatrice.

    Full Metal Jacket: between good and evil
    Featurette che parte con stile decisamente troppo fracassone per accordarsi alla cristallina rigidità del film di Kubrick. Comunque le testimonianze che seguono — tutti gli attori principali, Jan Harlan, l'operatore della steadicam John Ward, l'assistente scenografo Nigel Phelps — danno un'idea piuttosto precisa dell'intera lunga produzione del film. Soprattutto è stupefacente vedere come gli attori, all'epoca poco più che ragazzi, siano arrivati a capire brillantemente il metodo registico di Kubrick: ottenere il momento magico per tentativi, per esclusione, senza concettualizzazioni. Lo sintetizzano magnificamente Kevyn Major Howard — "Non vuole stare a spiegare a un attore quel che sta cercando. Ti ha già scritturato" — e Vincent D'Onofrio: "Presentati, dì bene le tue battute, non sbattere contro l'arredamento. Fondamentalmente è tutto qui. Qualsiasi cosa che porti gli andrà bene se è in grado di raccontare la sua storia nel modo giusto. Se non lo è, ti dirà 'Fallo meglio, falla più interessante.' Usa proprio queste parole, non ti dice come farla o cosa fare, solo 'Hai scazzato di brutto, falla di nuovo.' Sicuramente il migliore dei documentari di Gary Leva.

    A causa del formato video errato e di un trasferimento troppo saturo, la scelta su questo DVD è determinata solo da quanto si ritengono utili i buoni contenuti extra.

    Le altre recensioni:
  • Introduzione
  • Gli extra
  • Arancia Meccanica
  • Shining
  • Eyes Wide Shut
  • 2001: Odissea nello Spazio
  • 28 luglio 2009

    Shining — Edizione speciale

    Nonostante la copertina indichi un rapporto d'immagine a schermo pieno, in questo DVD Shining è presentato in 1,78:1, in difformità sia al formato di ripresa (open matte, ossia senza alcun mascherino sul negativo e con un rapporto di 1,37:1) sia a quello di proiezione nelle sale cinematografiche (mascherino a 1,85:1). Se la precedente edizione in DVD rispettava la volontà di Kubrick di mantenere lo schermo pieno per l'home video, questa crea una versione di mezzo che non ha alcuna legittimità né una vera ragion d'essere: sarebbe stato perfettamente possibile oscurare parte dell'immagine per arrivare al rapporto 1,85:1 per il quale Kubrick aveva composto l'inquadratura. Questo per me è sufficiente a squalificare la presente edizione. Di seguito le mie opinioni sui contenuti extra e un giudizio conclusivo.

    Commento audio di Garrett Brown e di John Baxter
    La traccia audio, non sottotitolata in italiano, è un montaggio di due commenti registrati separatamente: Brown e Baxter non interagiscono mai tra di loro. John Baxter qui dà il peggio di se stesso: concettuale al massimo (deve spiegare in chiave di simbolo e metafora qualsiasi cosa) e ripetitivo (la solita mitologia kubrickiana d'accatto) tanto da diventare quasi ridicolo. Esordisce dicendo che i titoli di testa scorrevoli sono una costante nel cinema di Kubrick (non mi risulta, Shining è l'unico film ad averli) e che Kubrick si era impuntato sul colore cambiandolo quattro o cinque volte finché non aveva ottenuto l'esatto punto di blu che aveva in mente (suvvia, siamo seri), poi prosegue snocciolando una fesseria dopo l'altra toccando l'apice con un'analisi psicanalitica del film secondo cui la storia del crollo della famiglia Torrance è un rimando ai rapporti delicati del regista con la sua famiglia (Kubrick che deve tutto al padre mentore, Kubrick ultra-protettivo coi figli, ecc.). Tra l'inutile e il disgustoso. Quando non gli viene in mente cosa dire si limita a raccontare la trama del film — peccato capitale di ogni pessimo commento audio — togliendo spazio a Garrett Brown, il cui contributo invece risulta estremamente valido: una valanga di informazioni, aneddoti, curiosità e retroscena sulla complicata lavorazione, spesso inediti. Basta ascoltarlo per cinque minuti per capire quanto sia intelligente, preparato, modesto, appassionato della tecnica cinematografica. Imperdibile il suo racconto sugli abitanti di Borehamwood che potevano vedere le riprese quotidiane di Shining sui propri televisori a causa della trasmissione VHF delle videocamere di controllo sulla steadicam.

    View from the Overlook: crafting The Shining
    Il documentario parte male: quanto detesto Baxter quando insiste a raccontare le sue idee personali come fossero spiegazioni oggettive di quel che Kubrick ha fatto o pensato. Non esiste alcuna prova che Shining sia stato realizzato come risposta ai successi di film horror quali L'Esorcista e che Kubrick si sentisse battuto e volesse superare la concorrenza. Quando i critici la smetteranno di appiccicare le proprie convinzioni alle opere d'arte sarà un gran giorno. Il problema non mi pare di poco conto perché invitando tali persone a parlare in documentari come questi si finisce per creare dei falsi storici. Per fortuna ci sono di nuovo Garrett Brown, lo scenografo Roy Walker, la costumista Milena Canonero, la sceneggiatrice Diane Johnson e Jack Nicholson a riempire il documentario di informazioni interessanti e racconti sulle riprese perfino appassionanti. Nulla di troppo incisivo, ma piacevole.

    The visions of Stanley Kubrick
    Discussione sul potere delle immagini dei film di Kubrick e della sua capacità di creare inquadrature e soluzioni visive che si imprimono nella mente in maniera indelebile a dispetto della loro apparente semplicità. Sydney Pollack, Janusz Kaminski, Paul Duncan, William Friedkin, George Lucas e Steven Spielberg partono col raccontare la consumata abilità da fotografo del Kubrick adolescente per arrivare a una descrizione della composizione, dell'illuminazione e dei movimenti nelle inquadrature nei suoi film da adulto. Il commento migliore lo dà Sydney Pollack: "Se pensate che era un fotografo di enorme talento e allo stesso tempo un giocatore di scacchi professionista con un notevole successo, combinate la mente di questo giocatore estremamente complesso e abile con l'occhio del perfetto fotografo perfezionista, ed ecco che avrete Stanley."

    Wendy Carlos, composer
    La compositrice delle musiche di Arancia Meccanica e Shining racconta i suoi ricordi "contraddittori come un ossimoro" su Kubrick mentre stava preparando Rediscovering Lost Scores, l'album di brani per film perduti e ritrovati nei suoi archivi. Suonando dal vivo il Circon, strumento elettronico di sua invenzione, la Carlos ci fa ascoltare in anteprima alcune delle musiche scartate in fase di missaggio dei due film, mentre i suoi adorabili gatti si stiracchiano sullo sfondo. Delizioso.

    Il DVD comprende infine il meraviglioso documentario di Vivian Kubrick Making The Shining già presente nella vecchia edizione, anche qui con commento opzionale della regista.

    In conclusione, questo trasferimento digitale ha sì una maggiore precisione nei dettagli del vecchio master del 2001, ma anche alcune incongruenze nel colore che, pur non disturbando la visione, stonano per coloro che hanno visto il film molte volte nel vecchio formato: alcune scene hanno toni verdastri assenti nel precedente DVD mentre altre sono più calde (toni rossi accentuati, specie nella tappezzeria e nei volti degli attori). Il sospetto che i responsabili del trasferimento abbiano giocato un po' troppo con i pixel viene confermato dalla scena in cui Wendy colpisce Jack in cima alle scale, ora completamente arancione, o ancor più quando la pallina da tennis rotola sulla moquette verso Danny: la palla è di colore rosa, invece che gialla. Un dettagliato confronto tra i due trasferimenti è presente su DVDBeaver. (Notare anche come il differente rapporto d'immagine, oltre a tagliare sempre una consistente porzione in alto e in basso del fotogramma, aggiunga inspiegabilmente in alcune occasioni una parte di immagine sul lato sinistro, sbilanciando la simmetria del quadro; non serve ricordare la fondamentale importanza dell'inquadratura simmetrica nel cinema di Kubrick.)

    Considerato il problema del rapporto d'immagine errato, questa manipolazione cromatica e gli extra meno brillanti che negli altri DVD del cofanetto, consiglio di saltare l'acquisto e tenersi il vecchio DVD.

    Le altre recensioni:
  • Introduzione
  • Gli extra
  • Arancia Meccanica
  • Full Metal Jacket
  • Eyes Wide Shut
  • 2001: Odissea nello Spazio
  • Arancia Meccanica — Edizione speciale

    Il film è presentato in formato video corretto 1,66:1 e, a differenza della precedente edizione, ha beneficiato di un trattamento anamorfico — cosa che garantisce una migliore definizione dell'immagine. Il trasferimento digitale è nuovo, fatto per le edizioni HD dei film: rispetto al precedente master realizzato nel 2001 risulta più pulito, con colori più luminosi e un livello di dettaglio maggiore. Per un confronto completo delle differenze video tra la vecchia edizione e la nuova, vi rimando a DVDBeaver. Di seguito la mia recensione dei contenuti extra presenti nel secondo disco.

    Commento audio di Malcolm McDowell e di Nick Redman
    Come per tutte le altre tracce di commento sono assenti i sottotitoli. La chiacchierata tra i due risulta interessante: McDowell racconta aneddoti su Kubrick, scene girate e poi scartate al montaggio, cambi di produzione e momenti di comicità improvvisata, mentre lo storico Nick Redman fornisce informazioni di contesto sulle altre parti della produzione, come i costumi, la scenografia e le location. E' praticamente un miracolo che McDowell non insista più di tanto nei soliti racconti già detti innumerevoli volte alla stampa e negli altri documentari ma tiri fuori dalla sua memoria una incredibile quantità di racconti inediti, e pure divertenti. Inoltre, libero di potersi esprimere e dilungare a piacere, risulta anche un acuto e intelligente osservatore del film finito, regalandoci riflessioni sulla sua struttura, sul peso degli attori nelle singole scene, sul ritmo e l'arco drammatico di ciascuna interpretazione e sulla direzione fermamente perseguita da Kubrick in ogni scena. Assolutamente da ascoltare.

    Still ticking
    Si tratta del documentario di Paul Joyce The return of A Clockwork Orange, presentato con un diverso titolo e minimi cambiamenti, realizzato in occasione dell'uscita del film in Inghilterra nel 2001, dopo un bando durato circa 30 anni, con testimonianze di scrittori, registi, sociologi e critici cinematografici che discutono sull'impatto del film sulla cultura dell'epoca e sulle decisioni a volte ipocrite della censura inglese. Tra gli intervistati Malcolm McDowell, Alexander Walker, Sam Mendes e due registi di film che hanno trattato il tema della violenza giovanile, Mary Harron di American Psycho e Tony Kaye di American History X. Complessivamente più sobrio delle altre opere girate da Paul Joyce, è rovinato solo da alcuni effetti grafici sugli sfondi delle interviste. Mi piace pensare che Joyce abbia letto il mio vecchio commento sugli imbarazzanti titoli di coda in cui l'enorme fallo bianco del film fluttuava sul Tamigi sulle note di Tchaikovski e li abbia eliminati qui in favore del classico rolling.

    Great Bolshy Yarblokos! The making of A Clockwork Orange
    Featurette di Gary Leva sulla genesi del film, dalla sceneggiatura all'uscita nelle sale. La testimonianza più interessante è quella di Bernard Williams, produttore associato del film, che si trovava sul set al momento delle riprese e racconta con intelligenza le scelte artistiche e il carattere di Kubrick. Anche le pur brevi apparizioni di Milena Canonero, del montatore Bill Butler e della truccatrice Barbara Daly garantiscono uno sguardo veritiero sulla lavorazione del film. Gli altri testimoni — un gruppo che comprende tutta una serie di critici e registi cinematografici, chi più chi meno interessante — parlano attorno al film con aneddoti poco distanti dai consueti luoghi comuni. Menzione speciale per Sydney Pollack e John Calley della Warner Bros.: è sempre un vero piacere ascoltarli raccontare le proprie esperienze con Kubrick.

    O Lucky Malcolm!
    Documentario di Jan Harlan sulla vita e la carriera di Malcolm McDowell, dai suoi esordi teatrali al ritiro nella villa in Italia. Curiosamente non viene menzionato con il relativo titolo ma sotto "Intervista con Malcolm McDowell", eppure il documentario aveva girato anche qualche festival con il sempre presente Jan a promuoverlo con finta modestia. Ad ogni modo, è certamente un piacere ascoltare quell'inguaribile affabulatore di Malcolm McDowell raccontare se stesso e chi gli è capitato sulla strada — ma non per un'ora e mezza. Fino a Io, Caligola è lui a portare avanti il racconto imbastendo un one-man show sui suoi ricordi davvero irresistibile (imperdibile la scenetta comica ai danni di un imbarazzato Mike Kaplan), poi, un po' come la carriera stessa di McDowell, complici film sempre più sconosciuti e testimonianze di registi, attori suoi colleghi, familiari e amici, il documentario si affloscia trasformandosi in un'elegia di poco o nullo interesse condita con frammenti di film invariabilmente troppo lunghi. Ma quel paraculo di McDowell un sorriso te lo strappa sempre. Jan Harlan aveva fatto meglio con A Life in Pictures: d'altra parte aveva a disposizione ben altra materia. Qui di tocco registico individuabile resta il classico montaggio introduttivo a tempo di raffinata musica classica, come si confà a un fine conoscitore di grande competenza quale si ritiene — ma forse non così sterminata visto che utilizza per tutti i momenti intimi lo stesso pezzo già inserito in A Life in Pictures sull'infanzia di Kubrick.

    Considerato il corretto rapporto video, il trasferimento anamorfico, il commento audio e gli altri contenuti extra, questo DVD è sicuramente da preferire alla vecchia edizione del 2001.

    Le altre recensioni:
  • Introduzione
  • Gli extra
  • Shining
  • Full Metal Jacket
  • Eyes Wide Shut
  • 2001: Odissea nello Spazio
  • Cofanetto I Grandi Registi — Extra

    Le edizioni speciali presentano una notevole quantità di contenuti extra, su cui mi soffermerò in dettaglio nelle recensioni dei singoli DVD. Qui scrivo alcune considerazioni di carattere generale sui documentari e le featurette, per poi chiudere con una valutazione finale sul cofanetto.

    Gli extra si dividono sostanzialmente in tre parti: alcune featurette realizzate appositamente da Gary Leva su commissione della Warner Bros., una serie di vecchi documentari diretti da Paul Joyce, e alcune chicche ripescate dal passato.

    I documentari di Gary Leva seguono il metodo ormai standard delle featurette commemorative: montaggio ultrarapido di fotogrammi e fotografie dal set su musica presa in prestito da altri film o dal repertorio classico, brevi spezzoni del film a commento di quel che gli intervistati raccontano e testimonianze di persone non sempre direttamente collegate al film utilizzate per lo più in frammenti così minuscoli che alcuni ospiti, pur illustri, finiscono per dire solo una frase prima di sparire nell'oblio.

    Purtroppo la troppa varietà di persone intervistate non giova neanche all'approfondimento né all'esattezza delle informazioni: di carattere troppo superficiale, le featurette in più punti indulgono nelle solite storielle che si trascinano da un'occasione all'altra senza un vero fondamento e a dispetto delle smentite che già hanno ricevuto da più parti.

    La sovrabbondanza di musica, effetti grafici e titoli a tutto schermo, combinata con un ritmo convulso e frettoloso, va poi a detrimento della qualità stessa dei documentari perché impedisce di gustarsi e assorbire quel che viene raccontato anche quando ne varrebbe la pena — mi spiego così la capacità che hanno questi extra di uscirti dalla mente dopo averli visti.

    I documentari di Paul Joyce, con tutti i difetti che hanno, risultano invece più utili e interessanti: Joyce, se non brilla di buon gusto nel montaggio ed eccede in effettacci digitali del tutto superflui, ha comunque il merito di riuscire a intervistare un numero impressionante di testimoni, di fare domande non del tutto stupide (a giudicare dalle risposte interessanti che ottiene) e di non tagliuzzare le dichiarazioni mantenendo una staffetta di aneddoti con ritmo più pacato e seguibile.

    Ogni film, tranne Eyes Wide Shut, ha il commento audio degli attori o dei tecnici, in alcuni casi affiancati da un critico. I dettagli sono nelle singole recensioni ma dico subito che non sono sottotitolati in italiano, quindi non fruibili da chi non comprende l'inglese. Ed è un vero peccato perché si tratta degli extra migliori: in aggiunta alla mia predilezione personale verso i commenti audio, devo dire che in questo cofanetto le persone chiamate a registrarli mantengono un ottimo equilibrio tra il dare informazioni utili e divertirsi coi ricordi del passato. Delle tracce proprio piacevoli da ascoltare, ed è una grande perdita che Sydney Pollack non abbia registrato il suo commento per Eyes Wide Shut: sono convinto che sarebbe stato il migliore di tutti. Un altro moto di rabbia verso la Warner che se l'è lasciato scappare.

    In conclusione, i contenuti extra delle edizioni speciali sono a mio avviso l'unica vera ragione per cui possa valer la pena di acquistare il cofanetto. I nuovi trasferimenti, pur pregevoli, soffrono dell'imperdonabile errore di proporzione nel formato video, cosa che dal mio punto di vista è sufficiente per squalificarli completamente e continuare a preferire le vecchie edizioni a schermo pieno. Il mio purismo chiaramente non tocca le nuove edizioni di 2001 e Arancia Meccanica, i cui trasferimenti sono in formato video corretto.

    Le altre recensioni:
  • Introduzione
  • Arancia Meccanica
  • Shining
  • Full Metal Jacket
  • Eyes Wide Shut
  • 2001: Odissea nello Spazio
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