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20 marzo 2013

Documentario su Orizzonti di Gloria

Un nuovo documentario su Orizzonti di Gloria verrà presentato a fine mese a Lakewood, nell'Ohio, alla presenza del regista David Spodak, originario della cittadina.

Intitolato Anatomy of a film: Paths of Glory, il documentario, che fa uso anche di foto di scena inedite, si avvale delle testimonianze dirette del produttore James B. Harris e dell'attore Richard Anderson.

Harris è da sempre uno dei migliori ospiti che si possono intervistare per parlare dei primi film di Kubrick: il suo ruolo da produttore garantisce competenza, e il fatto che all'epoca fosse l'amico e compare di Kubrick gli consente anche l'accesso ai pensieri e alle intuizioni del regista. Anderson, nelle poche interviste che ha rilasciato, si è distinto sempre per uno sguardo molto acuto sul processo creativo legato al film.

La scelta fa ben sperare: in questo senso è migliore della selezione operata dalla Criterion per il documentarietto collegato all'edizione restaurata del film, che includeva inutilità varie di Jan Harlan e un contributo poco incisivo di Christiane Kubrick.

Anche aver intitolato il documentario "Anatomia di un film" è un ottimo lasciapassare. Rende bene lo stile del lavoro: il film viene analizzato minuziosamente nelle sue componenti cinematografiche, dalla recitazione alla messinscena, dall'illuminazione ai movimenti di macchina, dal montaggio alla colonna sonora. Nell'intervista di presentazione del lavoro, il regista confronta questo tipo di documentario ai commenti audio che si trovano nei DVD: si lamenta del fatto che, dopo anni in cui ai film non veniva riservata nessuna attenzione critica, i commenti audio non sono stati la vera svolta che promettevano; poiché gli attori, i registi e i critici che li realizzano parlano mentre il film va avanti sostanzialmente muto, viene escluso il lavoro sul suono e non c'è tempo di soffermarsi su nessuna sequenza né di rivedere una scena più volte per poterne evidenziare tutti gli elementi che la fanno funzionare.



Mi trova molto d'accordo. Il progetto ha dichiaratamente l'intenzione di riservare finalmente ai film lo stesso grado di attenzione critica che siamo abituati a tributare alla letteratura, alla pittura, alla scultura e alla musica. Kubrick stesso si batteva nelle interviste per ottenere lo stesso risultato.

Nei seguenti estratti dal documentario possiamo vedere come l'analisi viene applicata alle sequenze della battaglia e del processo di Orizzonti di Gloria.





Fin qui tutto molto bene. Speriamo che nel resto del film non si facciano prendere la mano dalla sindrome che colpisce la maggior parte dei critici, quella di dimenticarsi di parlare degli ingredienti che fanno il film per appiccicare sopra di esso le proprie elucubrazioni. Intanto che il documentario sarà reso disponibile dopo le proiezioni in sala, possiamo leggere un'intervista al regista e visitare il sito internet dove ci sono ulteriori contributi video.

8 commenti:

Lucifero_90 ha detto...

Io invece volevo segnalare che su sky arte venerdì andrà in onda room 237. Non vedo l'ora di vederlo!

Filippo Ulivieri ha detto...

Se qualcuno avesse modo di registrarlo, mi faccia sapere. Mi serve una versione sottotitolata o doppiata in italiano, grazie!

Simone Odino ha detto...

Argh grazie mille della spifferata! Lo registro :-)

Simone Odino ha detto...

per Fil: purtroppo lo registro col mySky, non posso esportarlo (neanche volendo: l'accrocchio ha l'uscita scart non ho neanche la scheda di acquisizione.)

Smyslov ha detto...

Room 237 è, a mio modestissimo avviso, un insulto alla critica cinematografica. Non so cosa sia meglio. Se il fallo che sguscia fuori dalla mano di Ullman, la faccia di Kubrick nelle nuvole o i baffetti hitleriani. Amatoriale, involontariamente comico, ottuso, a tratti delirante. Da vedere in compagnia di amici dopo un film come Ultimo tango a Zagarol o Cornetti alla crema.

Filippo Ulivieri ha detto...

Antonio, sono d'accordo. Il regista ha calcato molto la mano durante la promozione (che continua) sul fatto che il film svela i segreti di Shining, e di questo onestamente ne penso il peggio possibile.

Tuttavia il film di per sé non è una critica al Shining né un documentario sui significati nascosti del film, ma uno spaccato su come alcune persone si incastrino nel cercare misteri dentro un'opera d'arte. E' sostanzialmente una visualizzazione da un lato di quelle che Umberto Eco chiamava sovra-interpretazioni e dall'altro di quelli che definisce segreti per gli iniziati.

Il rischio è che Room 237 non venga capito in questo senso e che venga considerato l'apice della critica cinematografica su Shining, proprio a causa del gioco di comodo della promozione che sfrutta Kubrick e il gusto famelico del pubblico per le rivelazioni segrete. Il danno è duplice: sia per la critica cinematografica - già ampiamente in crisi - ridotta nella percezione del pubblico come teoria iniziatica per matti oppure innalzata grottescamente a ricerca spasmodica del segreto, sia per Kubrick stesso, per l'ennesima volta accostato a teorie massoniche, critiche ai genocidi e quant'altro, come se fosse il vate di chissà quale congregazione segreta che smaschera i misteri del mondo e del cosmo.

Poiché non ho sentito fare nessuna dichiarazione in questo senso al regista nelle dozzine e dozzine di articoli sul web, azzarderei che gli è venuto fuori un film più intelligente di quel che aveva pensato di fare, e più controverso. Una sfida intellettuale non programmata. Il rischio è che non se ne accorgano gli spettatori, e nemmeno lui.

Filippo Ulivieri ha detto...

Per chi volesse, avevo scritto una recensione al documentario lo scorso settembre.

Smyslov ha detto...

Sono completamente d'accordo con te Filippo. La buona critica non ha certo bisogno di aggrapparsi alle sedie che spariscono, alla macchina da scrivere di marca tedesca o al numero riportato sulla maglietta di una comparsa, per sapere che Kubrick era interessato al tema del genocidio o più in generale a quello dell'epurazione, della cancellazione del "diverso". Il guaio di queste operazioni è che vogliono mostraci il film come se fosse una stele di Rosetta da decifrare o un'operazione matematica da risolvere. E temo che siano in pochi quelli in grado di distinguere i testi di Ciment, di Eugeni o di Kolker, da questi pirotecnici (e, devo dire, divertentissimi) tentativi.

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