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08 luglio 2011

Il più grande regista all'opera oggi

Il sito Letters of Note, che raccoglie corrispondenza di persone famose, ha pubblicato ieri una lettera d'ammirazione che un giovane Stanley Kubrick aveva scritto a Ingmar Bergman nel febbraio del 1960.


9 Febbraio 1960
Caro Signor Bergman,
lei ha sicuramente ottenuto consenso e successo in tutto il mondo tali da rendere queste righe alquanto superflue. Ma per quanto possa valere, desidero aggiungere la mia ammirazione e gratitudine come suo collega per il celeste e brillante contributo che lei ha dato al mondo del cinema (Non sono mai stato in Svezia e quindi non ho mai avuto il piacere di vedere i suoi lavori teatrali). La sua visione della vita mi ha commosso profondamente, molto più di quanto io sia mai stato commosso da qualsiasi altro film. Credo che lei sia il più grande regista all'opera oggi. Oltre a questo, mi lasci dire che lei non ha rivali nella creazione di uno stato d'animo e di un'atmosfera, nella sottigliezza delle interpretazioni, nell'evitare l'ovvio, nella verità e completezza dei suoi personaggi. A questo si deve anche aggiungere tutto il resto che occorre mettere nella realizzazione di un film. Credo che lei sia benedetto da attori meravigliosi. Max von Sydow e Ingrid Thulin vivono distintamente nella mia memoria, e ce ne sono molti altri nella sua compagnia d'attori di cui ora mi sfuggono i nomi. Auguro a lei e a tutti loro la più grande fortuna, e aspetterò con ansia ciascuno dei suoi prossimi film.
I miei migliori saluti,
Stanley Kubrick
All'epoca, Kubrick si trovava impelagato nell'infelice esperienza di Spartacus in cui aveva dovuto lottare contro il potere di Kirk Douglas e le irrazionalità del sistema hollywoodiano. Non è difficile lettere tra le righe una certa invidia per un regista straniero che lavorava in piena e totale autonomia, con un gruppo di attori fidato ed eccezionale, intento solo a creare la sua personale visione del mondo.

Il nostro non perderà tempo: chiuso Spartacus e affrontata la promozione con discreta faccia di bronzo, Kubrick farà armi e bagagli e si trasferirà immediatamente in Inghilterra per girare Lolita, restandovi per tutta la vita.

La lettera è esposta alla mostra su Ingmar Bergman al Deutsche Kinemathek Museum di Berlino.

6 commenti:

Smyslov ha detto...

"whose names escape me" è forse la frase più interessante di tutta la lettera. Che qualcosa sfugga a Stanley (ma anche che Stanley ammetta di lasciarsi sfuggire qualcosa), è sempre una notizia.
Grazie per la segnalazione :)

Roberto ha detto...

Questo blog è condotto con una cura redazionale degna dell'aggettivo "kubrickiano". Ho pensato a un complimento migliore di questo, ma non ce n'erano.

nessuno2001 ha detto...

Wow Roberto, grazie! Mi fa sempre molto piacere quando AK raccoglie apprezzamenti così seri. Grazie ancora!

jeff ha detto...

Bellissimo documento. A questo punto mi chiedo ancora di più cosa pensasse Kubrick di Tarkovskij (se già Bergman ammirava tanto il regista russo).

Salvatore M. Ruggiero ha detto...

grande documento.

http://salvatore1957.blogspot.it/2012/10/la-lettera-che-stanley-kubrik-scrisse.html

con Bergman ci vai d'accordo o ci litighi?

saluti.

smr

nessuno2001 ha detto...

Come si fa a litigare con Bergman? Anche caratterialmente, dico :) Grazie per il commento.

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