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16 agosto 2020

Numero di Linus dedicato a Kubrick

Il numero di agosto di Linus, attualmente nelle edicole, ha uno speciale di trentadue pagine dedicate a Stanley Kubrick, come si evince dalla copertina d'impatto realizzata da Alice Iuri. 

L'inserto si apre con un edioriale del direttore della rivista Igort, prosegue con un puntuale e appassionato contributo critico di Roy Menarini arricchito da illustrazioni di Marco Corona, un ricordo di Lorenzo Miglioli con illustrazioni di Tiziano Angri e un articolo sullo Stanley and Us firmato dai tre registi Mauro Di Flaviano, Federico Greco e Stefano Landini, il tutto inframmezzato da fumetti di Massimo Giacon, Paolo Bacilieri, Thomas Campi, Sergio Algozzino e Marino Neri, quest'ultimo il mio preferito. 

Il pezzo forte, se vogliamo, dello speciale sono cinque pagine con la traduzione in italiano di alcuni estratti dal libro Full Metal Jacket Diary di Matthew Modine, che qui offre in una inedita versione colorata a mano anche alcune delle fotografie che scattò sul set durante le riprese. 

Chiude lo speciale una controcopertina di Paolo Bacilieri e una réclame di Stefano Zattera. 

Vorrei, un po' a malincuore, spendere due parole sull'articolo firmato da Lorenzo Miglioli, che ricorda le sue chiacchierate con alcune persone che hanno avuto a che fare con Stanley Kubrick, da Marisa Berenson conosciuta sul set di Io Sono L'Amore di Luca Guadagnino, Vivian Kubrick incontrata a casa di amici a Los Angeles e Matthew Modine, protagonista di un documentario da lui prodotto, Full Metal Joker di Emiliano Montanari. Il cuore dell'articolo di Miglioli è un lungo racconto del tentativo del produttore Daniele Senatore nel convincere Stanley Kubrick a dirigere l'adattamento del libro di Patrick Süskind, Profumo

Miglioli racconta che Senatore ricevette una telefonata dal capo della Warner perché andasse in Svizzera a negoziare la vendita dei diritti di adattamento del romanzo direttamente con Süskind. Quando lo scrittore disse che l'unico modo per realizzare un film dal Profumo era di farlo dirigere da Kubrick, la Warner organizzò per Senatore un viaggio sul set di Shining, in lavorazione in quel periodo, in modo che il produttore convincesse Kubrick ad accettare. Miglioli include vari aneddoti dal racconto di Senatore, come Kubrick che si interessa alla possibilità di usare macchine in grado di creare un effetto odorama nelle sale cinematografiche, prima di chiudere con il rifiuto del regista, che dopo attenta valutazione si dice non interessato al progetto. 

Ora, la notizia che Kubrick si fosse interessato a Profumo è stata sconfessata talmente tante volte (da Jan Harlan, da Katharina Kubrick...) che non pensavo potesse più essere ritirata fuori. Citerò, mi si perdonerà, il mio saggio "Waiting for a Miracle" che include perfino una dichiarazione di Kubrick stesso che ho trovato nelle pagine della rivista Screen International del 1992: "contattato telefonicamente, Kubrick dichiara di non aver idea di come sia nata la fandonia e precisa di non aver ancora letto il libro." 

Non serviva comunque aver fatto chissà quale ricerca. Il romanzo fu pubblicato nel 1985, sette anni dopo la lavorazione di Shining. Senatore non poteva certo aver incontrato Kubrick nella Colorado Lounge per discutere del progetto. 

Miglioli chiude l'articolo ricordando la presenza di Emilio D'Alessandro alla Festa del Cinema di Roma quando fu presentato Full Metal Joker e Modine inaugurò la sua mostra di fotografie abbinate al FMJ Diary: "Emilio rimase con noi e Matthew per due giorni," scrive Miglioli, "e i racconti che sentii disegnarono la figura questo uomo leggendario." Siccome accompagnai io Emilio alla Mostra, posso garantire che la conversazione tra lui e Modine durò una quindicina di minuti, prima dell'arrivo dei giornalisti; più tardi andammo a vedere il documentario di Montanari ed Emilio disse due parole al pubblico, non ricordo se prima o dopo la proiezione. Qualche svelta e superficiale chiacchierata di gruppo seguì nel pomeriggio, prima che io ed Emilio ci appartassimo per un'intervista con Francesco Alò del Messaggero. Prima di cena, riaccompagnai Emilio a casa. Non ricordo una seconda giornata.

"La specie umana si racconta, non si definisce," scrive in chiusura Miglioli. Con un uomo quale Kubrick le leggende sono infinite e ramificate. Magari un pizzico di verità in più nei racconti non farebbe comunque male.

3 commenti:

Lorenzo Miglioli ha detto...

Egregio Sig. Ulivieri,
(Dividerò in due la mia risposta essendo fuori standard nella sezione commenti del suo blog) (premetto che questa mia risposta non è una polemica e non intendo lanciare una gara egotica e dialettica, ma propriamente una risposta alla metadomanda che il suo blog ha innescato, esponendo valutazioni mono direzionali a cui vorrei dare un ritorno come dialogo)

(Prima parte)
eccomi a rispondere heisemberghianamente alla sua lettera che mi sembra del tutto cartesiana. Dico così perché vedo che Lei confida molto nel potere della deduzione lineare, mentre il buon Heisemberg ci ha (o meglio mi ha) convinto che se osservi un fenomeno ne fai parte mutandolo, per cui ogni domanda di stato e posizione che poni a quella semiosfera soffre di un cambiamento istantaneo che ne invalida la domanda stessa. Fatta questa premessa, voglio sottolineare che non sono pervaso minimamente da nessun senso di polemica o rivalsa, Lei ha espresso la sua e io adesso esprimerò la mia. Quello che ho scritto su Linus è un racconto di un racconto fatto da un personaggio del calibro di Daniele Senatore, uomo di cultura imponente, produttore cine che ha vinto un oscar e una palma d’oro con i suoi film e che non credo abbia e abbia mai avuto nessuna necessità di raccontare millanterie per qualunque ragione possibile. Per esempio è stato sposato con Julie Christie e ha ospitato a casa sua a Londra per mesi John Lennon, cose pubbliche, bastanti a creare una autostima priva di corsa al ribasso autonarrativo, ora se una persona come lui mi racconta (non solo a me ma a un gruppo di persone di cinema che a casa sua facevano le ore piccole a scambiarsi e ad ascoltare aneddoti vari) una storia come quella che ho riportato, allora io gli do credito. Ovviamente essendo un pezzo giornalistico, per quanto romanzato, destinato a una lunghezza standard, circa 12.000 caratteri, e avendo pochissimo tempo a disposizione, a volte le parole non esprimono esattamente quello che volevano, di tutte le cose che Lei a malincuore riporta le concedo senza meno quella temporale su Emilio D’Alessandro, messo in un calderone semantico a causa di tagli spartani in senso editoriale: i due giorni che citavo erano quelli con Modine, in effetti con Emilio ebbi una conversazione piuttosto lunga ma non così tanto lunga di fronte alle gigantografie della mostra (di cui ero un co-organizzatore con Emiliano Montanari e co-produttore della sua performance video alla Festa e soprattutto La Fondazione Solares e Andrea Gambetta, produttore nominato poi agli oscar con il documentario Il Sale Della Terra di Wim Wenders), occasione in cui mi fece tenere in mano (freudianamente?) la stilo dello stesso Kubrick, avendomela poco prima mostrata in una delle immagini proprio nel taschino della giacca di Kubrick. Non ricordo come ne fosse entrato in possesso, ma tenerla in mano mi diede una emozione piuttosto forte. Mi raccontò cose che gli chiedevo, ma non mi sono dilungato nel pezzo perché alla fin fine erano più o meno le stesse che aveva messo anche nel libro.
Lorenzo Miglioli (1 di 2)

Lorenzo Miglioli ha detto...

(seconda parte)
Riguardo invece la faccenda del ‘Il Profumo’, le devo dire che io e Lei la vediamo in maniera molto diversa per due ragioni:
1 io credo che la Storia sia interpretazione e deduzione in base agli elementi che si hanno a disposizione, e questo vale sia per Lei che per Harlan e Katharina K., sapendo bene che Stanley Kubrick era un maniaco del controllo e questo consiste nel NON dare il quadro generale della situazione e delle informazioni disponibili a nessuno. Non metto peraltro in dubbio che K non volesse far sapere (nel caso fosse vero) che si era interessato (forse quest’ultima è parola grossa) al progetto del Profumo, e che quindi lo negasse e non lo avesse comunicato a nessuno che non fosse Senatore e pochissimi altri che ho inserito nel mio racconto. Forse fece finta di interessarsene per pura cortesia verso una una persona mandata dal capo di una corp che gli aveva dato i soldi necessari a chiudere la produzione di Shining. Ora è altrettanto vero che Il Profumo uscì editorialmente nel 1985, ma la sua lavorazione fu molto molto lunga e siccome non siamo ‘all’ora del dilettante’, anche noi e io stesso gli posi la domanda che riguarda il gap temporale tra il suo racconto e le due date riferite agli elementi fondamentali del narrato. Daniele ci disse che esisteva da tempo un trattamento del Profumo che aveva girato tra i registi e i produttori e gli agenti. Che la storia era molto forte e ben valutata soprattutto perché all’epoca i film in costume di solito facevano incassi più che dignitosi. Forse Suskind (essendo primariamente un pubblicitario e pensando forse e forse e ancora forse anche in maniera pragmatica) aveva pensato, probabilmente su suggerimento di un agente, di provare subito la via cinematografica, e ripeto, forse, ma essendo vivo lo stesso Suskind Lei potrà, volendo, scrivergli e chiedere lumi, ne sarei curioso anche io ovviamente nel caso si esprimesse al riguardo.
2 sono stato io a organizzare la pubblicazione di Modine e Rackoff su Linus. Questo per dirle che se non avessi creduto in buona parte al racconto di Senatore, non avrei certo scomodato Modine nel tutto. Su K avevo molte storie da raccontare, ma quella narrata, per quanto fragile e borderline, avendo conosciuto bene Senatore, mi sembrava davvero la più epica e forse quella che poteva spiegare una volta per tutte perché uscì la voce che K si era interessato al Profumo. O forse no. Se si tratta di una leggenda, che leggenda sia, ma visto il narratore originale, sono assolutamente certo che qualcosa di reale se non vero (termine davvero relativistico in senso quantistico) ci sia. Ovvero, la mia buona fede è anche una buona ratio nella mia visione delle cose. Con questa passo e chiudo.

Certo, Lei poteva anche risparmiarsi, doppiando il malincuore, l’ultima frase molto cartesiana (come da sopra) laddove lo spirito del mio scritto se non lo si fosse capito bene era fortemente heisemberghiano.

Per qualunque chiarimento rimango a disposizione. E ripeto, senza polemica o arroganza di rigetto ribattuto alcuna.

la saluto cortesemente e non linearmente.

Lorenzo Miglioli

nessuno2001 ha detto...

Lorenzo Miglioli
Gentile Sig. Miglioli,
grazie per il suo intervento. Come avrà fatto caso, non ho espresso alcun giudizio su Daniele Senatore, la cui carriera e cultura non sono state minimamente messe in discussione dal mio commento.

Più che nel potere della deduzione lineare confido in quello delle testimonianze dirette e ancor più in quello delle carte, che sole documentano cosa sia successo veramente (certo, a saperle leggere, altrimenti anch’esse possono ingannare) e correggono la fallacia della nostra memoria (innumerevoli sono le interviste che ho condotto e che a seguito di consultazione di documenti si sono rivelate inesatte o molto libere). Non trovo quindi nessuno scandalo nel racconto assai disinvolto che le avrà fatto Senatore anni dopo gli eventi, ancor meno se, come mi rivela lei adesso, fu presentato in un’occasione informale per non dire conviviale.

Una delle aree della mia ricerca su Kubrick tocca proprio i suoi progetti irrealizzati e tutti i documenti e le testimonianze che ho raccolto indicano come la voce sull’interesse verso Il Profumo sia stata messa in giro, volontariamente o meno, da Süskind stesso, che non voleva veder realizzato un film dal suo romanzo se non fosse stato diretto da Kubrick (usando, credo, il nome Kubrick come un’iperbole: non lo farà nessuno). Non faccio fatica quindi a credere alla prima parte del racconto di Senatore, sospendendo l’incredulità sulle bizzarrie di Süskind giacché non ho la minima informazione su quanto sia eccentrico lo scrittore, ma la seconda proprio non collima con nulla di quello che so, avendo parlato di questo progetto con Jan Harlan e Tony Frewin e avendo recuperato una dichiarazione estesa di Katharina che ricordava come sia lei che sua madre Christiane avessero adorato il romanzo e ne avessero parlato con Kubrick, senza però riuscire a suscitarne il suo interesse. (Il tutto se non si fida come sembra di una smentita pubblica da parte dello stesso Kubrick.)

Possiamo tuttavia anche prendere per verosimile perfino la seconda parte del racconto di Senatore, tenendo in considerazione la libertà dei ricordi e la fumosità della rievocazione del passato. O quantomeno potrei prenderla come indizio per ulteriori approfondimenti.

Se però lei, come ripete nei suoi due commenti e come d’altra parte aveva già scritto nel finale del suo articolo che ho citato in chiusura, non pone fede nella ricerca e nelle testimonianze ma preferisce credere alle suggestioni del racconto, che forse sono vere o forse no, che forse sono leggende o forse no, come scrive tanto implicitamente che esplicitamente, non credo possa esistere un punto di contatto tra le nostre rispettive posizioni.

Per quel che mi riguarda, essendo la ricerca della verità kubrickiana una parte consistente del mio lavoro, non posso non sottolineare quando avverto una discrepanza notevole tra quel che ho capito e pubblicato coi miei studi e quello che leggo in giro – quando lo leggo su fonti che meritano un commento, s’intende; non controbatto certo alle fesserie che invadono la rete (altro che impresa donchisciottesca sarebbe).

Visto che comunque questa deve essere per definizione una risposta, le posso certo rispondere a una delle sue ultime righe e garantire che non ho mai messo in dubbio la sua buona fede.

Su Emilio, l’unico dubbio che mi resta è quel suo “freudianamente?” riferito alla stilografica di Kubrick che Emilio le passò in mano. A citar Freud si rischia sempre di cader lì, per cui me la caverò con una battuta: il più delle volte, una stilografica è solo una stilografica.

Poiché mi è sembrato curioso di sapere come fosse finita in mano di Emilio le dico: al pari di tutto il resto, come avanzi di una vita passata a casa Kubrick; dopo la lavorazione di FMJ durante la quale stava nel taschino di Kubrick come da foto di Modine, quella stilo fu tenuta nella stanza della gatta Polly per scrivere su un taccuino le sue condizioni di salute e tenerle sotto osservazione.

Un cordiale saluto e di nuovo grazie per essersi interessato a queste pagine.
F.

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